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Pensioni, 4 “strade” per uscire prima dal lavoro nel 2025

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Tanto rumore per nulla. Le modifiche al sistema previdenziale annunciate nel 2024 alla fine sono rimaste sulla carta. Avanti con le deroghe alla Fornero: quest’anno le soluzioni per uscire dal lavoro prima di raggiungere i 67 anni, cioè l’età minima richiesta per il trattamento di vecchiaia, saranno analoghe a quelle dello scorso anno. L’unica vera novità è rappresentata dalla possibilità di utilizzare la pensione integrativa per raggiungere il requisito di importo minimo pari a 3,2 volte la pensione sociale richiesto per il pensionamento anticipato. Una condizione che riguarderà le pensioni interamente contributive e che avrà un impatto su una platea estremamente ristretta di lavoratori. Il requisito contributivo per chi raggiungerà l’importo minimo richiesto valorizzando la pensione integrativa sale a 25 anni dagli attuali 20. La pensione anticipata ordinaria rimane la via principale per lasciare il lavoro prima di compiere 67 anni. Ma per sfruttare questo canale (è possibile farlo indipendentemente dall’età anagrafica) bisogna avere accumulato una notevole anzianità contributiva: almeno 42 anni e 10 mesi se uomini, 41 anni e 10 mesi se donne. La prima rata della pensione viene pagata in questi casi tre mesi dopo il pensionamento: nel 2025 la finestra sale a 4 mesi per i lavoratori del comparto pubblico la cui pensione è liquidata dalla Cassa dei dipendenti degli enti locali, dei sanitari, degli ufficiali giudiziari e degli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate.

Quota 103

Per quanto riguarda Quota 103, restano le penalizzazioni già attive nel 2024. Lo scivolo per chi raggiunge i 62 anni di età e almeno 41 anni di contributi prevede una finestra di 7 mesi per i lavoratori del settore privato e di 9 mesi per quelli del pubblico, il calcolo dell’intera pensione con il metodo contributivo (anche per la parte di anzianità accumulata in regime retributivo) e un tetto all’assegno fino ai 67 anni di età (l’importo non può risultare superiore a 4 volte il trattamento minimo Inps, pari a circa 2.400 euro lordi al mese). Sono al massimo seimila i lavoratori che utilizzeranno Quota 103 nel 2025, secondo le stime del governo.

Opzione donna

Sono invece poco più di 2.500 le beneficiarie stimate per Opzione donna. Il prepensionamento riservato alle lavoratrici in condizioni di fragilità (caregiver, possesso di invalidità civile almeno al 74%, dipendenti o licenziate da imprese in crisi) ha visto passare nel 2024 da 60 a 61 anni il requisito anagrafico per accedere alla misura, sempre a fronte di 35 anni di contribuzione e con riduzione di un anno per ogni figlio (nel limite massimo di due). Confermato anche per quest’anno il calcolo della pensione con metodo interamente contributivo. Previste finestre mobili di 12 mesi per le lavoratrici dipendenti e di 18 mesi per le autonome.

Ape sociale

Il governo ha poi prorogato anche l’Ape sociale (18mila beneficiari stimati), scivolo accessibile a partire da 63 anni e 5 mesi di età e rivolto ad alcune categorie di lavoratori, tra cui i disoccupati con 30 anni di contribuzione, i caregiver e i lavoratori con disabilità pari o superiori al 74% riconosciuti invalidi civili (sempre con 30 anni di contribuzione alle spalle) e i dipendenti con almeno 36 anni di contribuzione che svolgono mansioni “gravose”. Per l’Ape sociale ora è prevista l’incumulabilità totale della prestazione con i redditi di lavoro dipendente o autonomo, con la sola eccezione del lavoro occasionale entro un massimo di 5mila euro annui.

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