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Pensioni, possibile stretta sulle rivalutazioni degli assegni: aumenti dimezzati

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Manovra al rush finale. La caccia alle risorse con cui finanziare le misure in legge di Bilancio rischia però di produrre cattive sorprese per i pensionati che aspettano gli aumenti dei trattamenti dovuti all’inflazione. In particolare, chi riceve assegni superiori a 2.100 euro rischia di vedersi corrispondere importi inferiori alle attese. Allo studio infatti un nuovo meccanismo di indicizzazione all’inflazione dei trattamenti pensionistici. Ma andiamo con ordine. Mef e Lavoro hanno già approvato un decreto che dà il via libera a gennaio all’adeguamento degli assegni: fissata al 7,3% la percentuale provvisoria di rivalutazione da applicare nel 2023. 

La stretta

In teoria, dunque, per effetto del meccanismo di indicizzazione ai prezzi al consumo nel 2022, una pensione al minimo dovrebbe salire di 38 euro netti al mese, quella da mille euro lordi di 52 euro netti e un trattamento da 4mila euro mensili di altri 150 euro netti. Sulla carta l’adeguamento al 100% è previsto per gli assegni che arrivano a 4 volte il minimo Inps, circa 2.100 euro, al 90% per i trattamenti compresi tra 4 e 5 volte il minimo e al 75% per le pensioni sopra la soglia di 5 volte il minimo. Tuttavia, per queste ultime due fasce, la percentuale di rivalutazione potrebbe scendere al 50%. 

Risparmi

Il problema è che servono risorse per evitare il ritorno alla Fornero. Con i risparmi realizzati sul fronte della rivalutazione degli assegni pensionistici verrebbe in parte alimentata Quota 103, la “Quota ponte” su cui sta lavorando in queste ore il governo per offrire nel 2023 uno scivolo a chi ha 62 anni di età e 41 di contributi. Secondo il ministero dell’Economia, Quota 103 potrebbe riguardare una platea di circa 45mila persone, per un costo di 965 milioni di euro.

I calcoli

L’eventuale stretta sulle rivalutazioni quindi andrebbe a impattare sui pensionati che oggi ricevono dai 2.100 euro in su. Come? Facciamo un esempio: gli assegni da 4mila euro lordi aumenterebbero di 75 euro netti con la rivalutazione parziale al 50%, anziché di 150 euro. Nulla cambierebbe invece per i trattamenti fino a 4 volte il minimo Inps (525,38 euro mensili). La rivalutazione sarà applicata sugli importi lordi degli assegni, comprensivi del conguaglio 2022 dello 0,2% erogato all’inizio di novembre di quest’anno.


La manovra

Più nel complesso, la legge di Bilancio in rampa di lancio impegnerà 32 miliardi di euro per contrastare il caro bollette, aumentare l’assegno familiare unico, annullare le cartelle esattoriali, ampliare la platea della flat tax e ridurre il cuneo fiscale. Dopo il varo della legge di Bilancio in Consiglio dei ministri, il parlamento dovrà correre per l’ok definitivo. Si parte prima dalla Camera. Le aule parlamentari saranno impegnate pure sul decreto Aiuti quater, sul decreto Ministeri e sulla norma anti-rave. 

1 Comment

  1. Se fare qualcosa di “destra” è tagliare le cartelle non pagate (fessi noi che abbiamo sempre pagato, anche le multe per divieto di sosta da 30 €), alzare l’uso del contante, così gli evasori potranno spendere più facilmente il “nero”, abbassare l’età pensionabile, tanto pagheranno i nostri figli…….. Boh, staremo a vedere

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