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Pensioni più ricche, l’assegno minimo salirà a 524 euro

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Pensioni, riecco finalmente la rivalutazione piena ed ordinaria degli assegni. Dal prossimo anno si ritorna infatti al passato. Con il 31 dicembre di quest’anno termina il prolungato periodo di applicazione della disciplina transitoria avviata dalla riforma Fornero nell’ambito delle misure di contenimento della spesa pubblica.

Addio alle 6 aliquote

Fino a fine anno il meccanismo perequativo in vigore è quello stabilito dalla legge di Bilancio 2020 che si articola in un meccanismo con 6 differenti aliquote, che partono dalla rivalutazione del 100% per i redditi fino a 4 volte il trattamento minimo; del 77% i trattamenti pensionistici superiori a 4 volte; del 52% i trattamenti superiori a 5 volte; del 47% quelli superiori a 6 volte il trattamento minimo; nella misura del 45% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a otto volte il trattamento minimo Inps; del 40% per i trattamenti complessivamente superiori a 9 volte il minimo Inps.

La novità

Ebbene dal 2022 questo modello finisce in soffitta e si prevede il ritorno all’applicazione dell’indice di rivalutazione automatica delle pensioni nella misura: del 100% (quindi l’1,70%) per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici fino a quattro volte il trattamento minimo INPS (2062,32 euro); del 90% (1,530%) per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici comprese tra quattro e cinque volte il trattamento minimo Inps (da 2062,33 a 2577,90 euro); del 75% (1,275%) per le fasce di importo dei trattamenti pensionistici superiori a cinque volte il predetto trattamento minimo (2577,91 euro). Di fatto, viene ripristinato il sistema che vede l’applicazione della rivalutazione su fasce d’importo, con criteri quindi di progressività, e non più a scaglioni singoli di importo.

L’inflazione

Occorre ricordare che gli importi sono provvisori in quanto riferiti all’inflazione misurata sui primi 9 mesi dell’anno.  Solo a gennaio 2023 l’Inps provvederà alla verifica con il valore definitivo Istat di tutto il 2021 e all’eventuale conguaglio. Già, ma di quanto aumenteranno, nel concreto, gli assegni? «La percentuale di variazione per il calcolo della perequazione delle pensioni per l’anno 2021 è determinata in misura pari a +1,7 dal 1° gennaio 2022», ha fatto sapere il ministero dell’Economia a novembre.  Tradotto significa che l’inflazione dei prezzi del 2021 rispetto al 2020 aumenterà all’1,7%. Anche il calcolo delle pensioni subirà un aumento proporzionato. Una spesa aggiuntiva per le casse dello Stato di circa 4 miliardi a beneficio di circa 23 milioni di pensionate e pensionati italiani.

Gli esempi

Ecco alcuni esempi: una pensione di 700 euro avrà una rivalutazione di 11,90 euro; 1000 euro + 17 euro; 1300 euro + 22,10; 1500 euro + 25,50; 2000 euro + 34 euro; 2500 euro + 41 euro; 2800 euro + 45,70 euro; 3000 euro + 48,30 euro; 4000 più 61,08 euro e 5000 euro + 73,83 euro. In pratica, un titolare di pensione media di 1.000 euro al mese finirà per prendere un aumento di 221 euro circa nell’arco di un anno. Invece un assegno pensione un po’ più alto, di 1.300 euro mensili, vedrà un aumento annuo di 287 euro circa. Tra l’altro, il trattamento minimo di pensione salirà da 515,58 euro mensili a 524,34 euro e l’assegno sociale passerà da 460,28 a 468,10 euro mensili. Di conseguenza vengono rivalutati anche i valori minimi per accedere alle pensioni contributive: il trattamento divecchiaia non dovrà risultare inferiore a 702,16 euro mensili mentre la pensione anticipata non dovrà essere inferiore a 1.310,69 euro mensili.

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