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Pensioni più ricche a novembre: ecco quanto vale la rivalutazione

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Assegni pensionistici più ricchi a partire da novembre. Arrivano (in anticipo) i conguagli per l’adeguamento all’inflazione del 2021. Corrispondono a un aumento dello 0,2 per cento riferito a tutte le mensilità di quest’anno. Gli assegni infatti sono stati rivalutati a gennaio con un aumento dell’1,7 per cento, ma il valore definitivo dell’inflazione del 2021 è risultato essere in seguito dell’1,9 per cento. 

I conguagli

Il conguaglio della perequazione normalmente arriva a gennaio, ma il decreto Aiuti bis lo ha anticipato a novembre. Attenzione perché non tutti hanno diritto al riconoscimento pieno dell’inflazione: solo gli assegni di importo fino a quattro volte il trattamento minimo, circa duemila euro, otterranno l’aumento dello 0,2 per cento, mentre l’adeguamento sarà parziale per i pensionati che superano la soglia indicata. Più nel dettaglio, i pensionati che ricevono tra 4 e 5 volte l’assegno sociale avranno il 90 per cento di aumento rispetto all’inflazione. I pensionati che ricevono più di 5 volte il minimo avranno il 75 per cento di aumento rispetto all’inflazione. Lo 0,2 per cento su una pensione di 1.000 euro vale 26 euro di conguaglio. Chi riceve un trattamento pensionistico mensile non superiore a 2.692 euro lordi beneficerà inoltre di un aumento fino a 2 punti percentuali nei mesi di ottobre, novembre, dicembre e per la tredicesima. Sarà riconosciuto pienamente per la fascia di importo fino a quattro volte il trattamento minimo, pari a 2.062,32 euro. Per la fascia di trattamento tra quattro e cinque volte il minimo l’aumento sarà dell’1,8 per cento. Per la fascia superiore sarà dell’1,5 per cento. Resteranno a secco invece i pensionati più ricchi.

Il meccanismo

Le pensioni si rivalutano ogni anno sulla base dell’indice medio dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Gli indici mensili, la media annuale e la percentuale di variazione sono calcolati dall’Istat che li comunica al ministero dell’Economia. Nel 2013 però il governo Monti introdusse un blocco, stabilendo che la perequazione automatica spettasse soltanto alle pensioni di importo complessivo non superiore a 1.405 euro. Negli anni successivi altre misure hanno limitato l’efficacia della perequazione automatica. Secondo alcune stime, una pensione di 1.500 euro lordi mensili nel 2011 avrebbe cumulato una perdita complessiva pari a 74,03 euro al mese, ovvero 962,39 euro annui.

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