Le donne guadagnano il 20% in meno degli uomini e una volta in pensione devono accontentarsi di un assegno inferiore anche del 44% rispetto a quello dei maschi. L’allarme arriva dal Rendiconto di genere del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps. In particolare, valutando i principali settori economici, la differenza nelle attività manifatturiere tra stipendi maschili e femminili è del 20%, del 23,7% nel commercio e si raggiunge il 32,1% nelle attività finanziarie, assicurative e nei servizi alle imprese. Per quanto concerne le pensioni, benché siano più le donne a beneficiarne (7,9 milioni contro 7,3 milioni di uomini pensionati), restano differenze negli importi erogati, causate principalmente proprio dalle condizioni di svantaggio femminile nel mercato del lavoro. Nel mondo del lavoro dipendente privato, infatti, le donne percepiscono mediamente il 25,5% in meno degli uomini se si parla di pensioni di anzianità o anticipate, il 32% nel caso di pensioni di invalidità e addirittura il 44,1% se ci si riferisce alle pensioni di vecchiaia.
La fotografia
Nel 2023, il tasso di occupazione femminile in Italia si è attestato al 52,5%, il 17,9% in meno degli uomini. Non solo: le assunzioni delle donne sono state solo il 42,3% del totale. Restando in tema di lavoro, anche l’instabilità occupazionale riguarda principalmente il genere femminile. Solo il 18% dei contratti firmati da donne è a tempo indeterminato; per gli uomini la percentuale sale al 22,6%. Il 64,4% delle donne lavora part time, e nel 15,6% dei casi il part time è involontario. Anche questo dato mostra un importante divario, se si considera che solo il 5,1% degli uomini vive la stessa situazione. Scarsa rappresentanza femminile anche nei ruoli apicali: solo il 21,1% dei dirigenti è donna, solo il 32,4% dei quadri. Risultati, questi, che cozzano con i numeri che si leggono parlando di istruzione: nel 2023, infatti, il 52,6% dei diplomati è di sesso femminile, e anche tra i laureati le donne superano gli uomini, rappresentando il 59,9% delle persone che hanno indossato la corona d’alloro.
Lavori di cura
Continuano a essere a carico delle donne i lavori di cura: nel 2023, le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 14,4 milioni, solo 2,1 milioni quelle sfruttate dagli uomini. L’offerta di asili nido è insufficiente. In tutto il Paese sono solo tre le regioni (Umbria, Emilia Romagna e Valle d’Aosta) che raggiungono o che si avvicinano all’obiettivo dei 45 posti nido per 100 bambini nella fascia di età tra 0 e 2 anni. In aumento le denunce di violenza, a conferma di un problema fortemente presente nel Paese. Il Reddito di libertà, erogato dall’Inps alle donne vittime di violenza in ambito familiare, nel 2021 ha coinvolto 2.418 donne. Negli anni successivi, per mancanza di risorse, sono stati confermati i trattamenti solo nelle regioni Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, grazie a risorse regionali.
