Il tempo delle riflessioni è finito. Per il 2023 il governo ha messo a punto una soluzione “ponte”, ma Quota 103 , che avrà una durata di soli dodici mesi, costituisce appunto solo un meccanismo transitorio in attesa di una riforma previdenziale organica. La volontà del governo (che il 19 gennaio prossimo incontrerà i sindacati) è mettere a punto una riforma pensioni basata sul sistema contributivo evitando le distorsioni del passato come quella degli esodati con conseguenze economiche e sociali su quelle che sono le pensioni attuali. Nel dossier figurano anche Ape Social ed Opzione Donna. Ma in cima alla lista delle priorità ci sono anche i giovani: l’esigenza è assicurare un inserimento nel mondo del lavoro stabile, così da evitare carriere discontinue e stipendi bassi, con effetti sulle future pensioni. Da ripensare anche temi legati al reddito dei pensionati (quattordicesima, rivalutazione assegni) e alla pensione complementare.
Fornero
Ovviamente, il superamento della legge Fornero è al centro dell’attenzione generale. Cosa fare per consentite l’uscita anticipata ad alcune categorie prima dello scoccare dei 67 anni di età? Avanzata dai sindacati e appoggiata in parlamento soprattutto dalla Lega, in prima fila c’è Quota 41, che prevede la pensione anticipata con 41 anni di contributi, senza calcolo dell’assegno (che resta con sistema misto o retributivo), a prescindere dall’età anagrafica. I sindacati vorrebbero una Quota 41 per tutti senza limiti di età e di categoria, mentre il governo preferirebbe un compromesso, aprendo l’opzione, ad esempio, alle categorie di lavoratori addetti alle mansioni gravose. Nel 2023 si adotterà intanto la Quota 41 ibrida (con accesso alla pensione da 62 anni), mentre in futuro si eliminerà il requisito anagrafico. Per la Pensione precoci, invece, ci vogliono 41 anni senza soglia anagrafica. Questa agevolazione resterà immutata. Tra le altre soluzioni in discussione figura la pensione a 64 anni con ricalcolo contributivo. Si tratta di una proposta che prevede l’abbandono anticipato dal lavoro rinunciando alla quota maturata con sistema retributivo, con un intero ricalcolo contributivo della pensione. Ci sono anche sotto-proposte: pensione a 64 anni di età con assegno previdenziale maturato pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale; pensione a 64 anni di età e 36 anni di contributi, senza limiti sul valore dell’assegno. Il compromesso potrebbe essere: pensione a 64 con penalizzazione dell’assegno ma deroghe per soggetti e categorie più deboli. La pensione con anticipo della quota contributiva è un meccanismo proposto dall’Inps per accedere prima alla sola quota contributiva della pensione, ad esempio a 63 anni di età con almeno 20 anni di contributi ed un importo minimo di 1,2 volte l’assegno sociale. Al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia si prenderebbe anche la quota retributiva della pensione maturata.
Il ministro
La filosofia di fondo che dovrà ispirare la riforma l’ha Indicata nelle scorse settimane il ministro del Lavoro. «È necessario chiudere la stagione delle forme di accesso a pensioni sperimentali – ha detto Marina Calderone – per individuare l’accesso a pensioni più compatibili con le esigenze personali e sanitarie del lavoratore e al contempo di ricambio generazionale dei datori di lavoro, evitando pericolosi scaloni anagrafici». E ancora: «Si perseguirà una razionalizzazione degli strumenti di prepensionamento a oggi esistenti, prevedendo forme sostenibili di compartecipazione fra oneri a carico del datore di lavoro e dello Stato con esodo dei lavoratori più vicini alla pensione e percorsi mirati di staffetta generazionale con doti attrattive di incentivi alle assunzioni che consentano un efficace rilancio dell’occupazione giovanile». Calderone ha assicurato che la riforma pensioni 2024 punterà anche sui giovani: «Saranno verificate, a favore delle generazioni più giovani, forme di garanzia pensionistica nel caso di carriere contributive discontinue, si disegneranno forme di potenziamento della posizione pensionistica in modo da formare in modo consapevole una futura rendita adeguata al tenore di vita con oneri calcolati secondo i principi generali del nostro ordinamento pensionistico».

Buongiorno. Quota 41 per tutti. Inutile riforma. Spiegato in pochi punti. Per uscire dal mondo del lavoro con 41 anni di contributi ad una età ragionevole ( 62/63) occorre aver iniziato a lavorare a 21/22 anni in modo continuativo . Mi riesce difficile per questa e quella prima generazione uscite con questi anni di lavoro, considerando che negli ultimi anni hanno lavorato con precarietà e i voucher (riproposti da questo governo). A mio avviso solo con uscite anagrafiche è possibile svecchiare il mondo del lavoro, come avviene in altri paesi d’Europa. A 63 anni di dovrebbe dire stop al lavoro. Ma forse è questo l’obiettivo dei nostri malgoverni. Non pensionare più alcuno. E se dire che non ci sono soldi e bisogna arrivare a ciò perché lo chiede l’Europa, l’Europa chiede di uniformare gli stipendi e i privilegi dei nostri governanti ed amministratori all’Europa. Cordiali saluti
Perfettamente in sintonia con il mio parere, bravo.
Chi é nato nel 1960 ha dovuto fare il militare, perdendo tempo perché non é che il lavoro si trova a comando, a meno che tu non sia iscritto al PD. Se poi uno ha fatto l’universitá, é inevitabile che abbia iniziato a lavorare a 26/27 anni almeno (4 universitá, uno di militare piú i tempi morti tra una cosa e l’altra). Oggi si trova con 39 anni di contributi e 63 anni: significa che almeno fino a quasi 65 anni non potrá ritirarsi se verrá approvata quota 41, altrimenti dovrá aspettare quasi 67 anni. Chi ha fatto il militare dovrebbe avere un anno di bonus facendo calare di un anno i requisiti contributivi, in quanto é stato penalizzato rispetto a chi non lo ha fatto. In questo modo si ristabilirebbe un minimo di giustizia.
Salve amici dicono che la riforma pensioni la devono ancora fare la faranno per il 2024 anche perche’ mandare in pensione quelli con 62 di eta’ con 41 anni di contrbuti non serve a niente e ‘ solo per un anno per fortuna a quanto pare non sono daccordo neanche le parti sindacali hanno detto?’ Anche perche’ non tolgono la legge fornero come avevano detto loro se non fanno i 41 secchi questo lo sentito io in televisione su Rai 1 dal ministro vice di Salvini Freni ministro economia qualche giorno fa prima di natale anche perche io che facci 41 di contributi il prossimo anno devo aspettare i 62? anni adesso ne ho 57 anni quest’anno quanti anni di lavoro devo fare di lavoro 46? e meglio che resti la fornero allora, mi pare una assurdita!’ staremo a vedere buona giornata amici ciaoo
Che io sappia l anno di milutare viene considerato al fine dei periodi contributivi…
Tutte truffe già volute da corrotti deliquenti che stanno all’interno di quei posti pubblici, comuni,regione Lombardia ecc..e i politici piace avere soldi e fregarsene delle conseguenze. Allungare i tempi e poi risolvere loro con altri delinquenti con anticipo mazzetta a lungo termine. E da più di 20 che c’è questo caos voluto da delinquenti forse neanche italiani in Italia con documenti avuti e altri bonos che lui può corrompere e avere sempre questi esseri per prima agevolazioni e se ne fregano di tutt’altro e di essere in Europa e delle norme vigenti e della tutela dei diritti umani.