Pensioni, arriva la prima rata del 2025. Ma quest’anno la rivalutazione degli importi per l’inflazione è magra: solo lo 0,8%. L’incremento per un assegno di mille euro al mese è pari ad appena 8 euro. Giù anche i coefficienti di trasformazione del montante contributivo che determinano l’importo dell’assegno da corrispondere a chi andrà in pensione quest’anno. Per chi esce dal lavoro a 67 anni il coefficiente scende da 5,723 a 5,608. Ciò si tradurrà in una riduzione degli assegni del 2 per cento, secondo alcune stime. Attenzione poi al ricalcolo a consuntivo delle ritenute erariali relative al 2024 (Irpef e addizionale regionale e comunale a saldo). Se le trattenute sono state effettuate in misura inferiore rispetto a quanto dovuto su base annua, l’Inps, in qualità di sostituto di imposta, andrà a recuperare le differenze a debito sulle rate della pensione di gennaio e febbraio, operazione che può persino comportare l’azzeramento dell’assegno.
La rivalutazione
Scatta un aumento legato al recupero dell’inflazione dello 0,8% (contro il precedente 5,4%) per le pensioni fino a quattro volte il minimo (100% dell’aumento dei prezzi registrato dall’Istat), ovvero per quelle fino a 2.394,44 euro. Per le pensioni tra quattro e cinque volte il minimo il recupero sarà dello 0,75%. Per quelle superiori a cinque volte il minimo si recupererà lo 0,6%. La rivalutazione delle pensioni negli ultimi anni ha seguito uno schema progressivo, con un’indicizzazione differenziata in base all’importo dell’assegno. Solo le pensioni più basse ricevono un adeguamento completo all’inflazione, mentre quelle di importo maggiore vengono rivalutate parzialmente.
Coefficienti
Con il sistema di calcolo contributivo introdotto nel 1995 l’importo della pensione annua si ottiene moltiplicando il montante individuale dei contributi per il coefficiente di trasformazione. Il coefficiente è più basso se si va in pensione prima. Il dato è legato al numero di anni previsti di erogazione della pensione sulla base della speranza di vita. La revisione dei coefficienti di trasformazione, che dopo essere risaliti in seguito alla pandemia adesso tornano a flettere, si tradurrà in un taglio degli assegni del 2 per cento. Un lavoratore con 30mila euro di stipendio l’anno, che andrà in pensione nel 2025 per raggiunti limiti di età, va incontro a una perdita lorda annua su una pensione di 1.250 euro superiore a 300 euro.
Prelievi
Tornando invece al tema del possibile azzeramento degli assegni per effetto del ricalcolo a consuntivo delle ritenute erariali relative al 2024, l’Inps ha fatto sapere che chi percepisce gli assegni più bassi è escluso da questa eventualità. Per i pensionati con importo annuo complessivo dei trattamenti pensionistici fino a 18.000 euro, per i quali il ricalcolo dell’Irpef ha determinato un conguaglio a debito di importo superiore a 100 euro, la rateazione viene estesa infatti fino alla mensilità di novembre.
