Calano le uscite anticipate dal lavoro, ma aumentano gli importi degli assegni previdenziali. Nel pubblico, tra gennaio e marzo, solo 8mila dipendenti sono andati in pensione prima dei 67 anni. Di questi, oltre 5mila percepiscono un assegno previdenziale superiore a 2mila euro.
Il calo
Gli interventi che hanno reso meno conveniente lasciare l’ufficio prima dell’età di vecchiaia continuano a produrre i loro effetti, stando ai dati provvisori dell’Inps sui flussi pensionistici nella prima parte del 2026. Più nel dettaglio, le pensioni anticipate con decorrenza nel primo trimestre del 2026 liquidate dall’Inps sono state nel complesso 56.004. Questo numero mostra un calo dell’8,97% rispetto allo stesso periodo del 2025 quando gli assegni liquidati per le anticpate furono 61.524. «In tutte le gestioni – ha precisato sempre l’Inps – si registra un numero più basso di liquidazioni di pensioni nei primi tre mesi del 2026 rispetto ai corrispondenti mesi del 2025». Il totale delle pensioni con decorrenza nel 2025 è stato di 880.139 per un importo medio mensile alla decorrenza di 1.221 euro. Le pensioni con decorrenza nel primo trimestre 2026 sono state nel complesso 211.524, per un importo medio di 1.285 euro.
Il confronto
Le pensioni anticipate con decorrenza nel primo trimestre del 2026 liquidate dall’Inps ai dipendenti pubblici cessati dal servizio sono state tra gennaio e marzo di quest’anno 8.333, mentre nello stesso periodo dello scorso anno erano state oltre 10mila. Quasi la metà delle prestazioni liquidate nel 2026 per le uscite anticipate (circa 3.800) presentano un importo tra 2 e 3mila euro. Altre 1.730 prestazioni si collocano nella fascia di importo tra 1.500 e duemila euro. Infine, sono 1.375 le pensioni anticipate con decorrenza nel primo trimestre del 2026 liquidate dall’Inps con un importo mensile superiore a tremila euro.
La stretta
Per quanto riguarda i requisiti della pensione anticipata, negli anni 2025 e 2026 sono 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini, indipendentemente dall’età. La legge di Bilancio 2026 ha introdotto poi una serie di modifiche al sistema pensionistico per sostenere i redditi più bassi e rivedere alcune misure precedenti: in particolare, è stata confermata la pensione anticipata per i contributivi puri a 64 anni con almeno 20 anni di contributi, ma dal 2026 non è più possibile includere la previdenza complementare nel calcolo dell’importo minimo. L’Ape sociale è stata prorogata fino al 31 dicembre 2026. Le misure “Quota 103” e “Opzione donna” non sono più attive e restando accessibili quest’anno solo per chi ha maturato i requisiti entro le scadenze già previste. Rimane operativo il bonus per chi decide di posticipare il pensionamento, ricevendo in busta paga i contributi a proprio carico.
