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Tfs statali, stop della Ragioneria dello Stato al pagamento anticipato

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Stop della Ragioneria generale dello Stato alle due proposte di legge depostitate alla Camera in commissione Lavoro e che prevedono il versamento accelerato del Tfs agli statali. Oggi i dipendenti pubblici aspettano anche più di cinque anni prima di vedere i soldi della liquidazione, a causa di una norma introdotta dal governo Monti ai tempi della crisi dello spread, che nel pubblico autorizza il pagamento differito (e a rate) del Tfs-Tfr. Norma che è già stata “bocciata” in due occasioni dalla Consulta, l’ultima volta la scorsa estate, perché iniqua.

La Rgs, con una nota di poche righe inviata alla commissione Lavoro questa settimana, ha fermato le proposte di legge (bipartisan) che puntavano a ridurre, da un anno a tre mesi, il tempo di pagamento della prima rata del Tfs, aumentando nel contempo l’importo di questo primo versamento da 50mila fino a 63.600 euro. «Ancora una volta», tuona Massimo Battaglia, segretario generale di Confsal-Unsa, «i dipendenti pubblici sono utilizzati come un bancomat per mantenere l’equilibrio dei conti pubblici. Un’ingiustizia certificata da una sentenza della Consulta alla quale, ancora una volta, non si riesce a porre rimedio».

Lo stop

Non si tratta proprio di un fulmine a ciel sereno. Che il pagamento in tempi celeri del Tfs ai dipendenti pubblici comportasse un costo importante per le casse dello Stato era noto. Ma la Corte costituzionale a giugno è stata più che chiara: i giudici hanno chiesto al Parlamento di rimuovere, gradualmente, una norma che crea una grave disparità di trattamento (grave quanto ingiustificabile) tra pubblico e privato. Perché il dipendente di un’azienda che cessa il servizio riceve i soldi della liquidazione nel giro di un mese circa, mentre un lavoratore dello Stato è costretto a una sala di attesa lunga anni?

Secondo i calcoli effettuati dall’Inps, la misura che ha incontrato l’alt della Rgs comporterebbe un costo di 3,8 miliardi di euro solo nel 2024. Per procedere, hanno sentenziato i tecnici del Mef, occorrono coperture adeguate.

La situazione

Oggi nel pubblico il versamento rateizzato della liquidazione parte dopo un anno. La prima rata può coprire al massimo 50 mila euro. La seconda, che scatta dopo altri dodici mesi, arriva fino a un massimo di 100 mila euro. Infine, la terza copre la parte restante. I tempi si allungano ulteriormente se il dipendente che lascia il lavoro è un “quotista”. In questo caso, infatti, l’attesa può superare addirittura i cinque anni. L’Inps, in una relazione tecnica depositata in commissione Lavoro a Montecitorio, ha spiegato che l’importo medio lordo dei cessati per vecchiaia o limiti di servizio è di 82.400 euro, quello per dimissioni è di 74.100 euro, mentre quello per decesso è di 66.800 euro.

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