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Pa, super-multe e tagli di stipendio ai dirigenti che frenano la digitalizzazione

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La norma era già stata inserita nella prima versione del decreto sulle semplificazioni e la governance per il Recovery. Ma nel passaggio alla Camera, a sorpresa, è arrivato un ulteriore inasprimento delle sanzioni per i dirigenti pubblici che frenano la transizione digitale. A introdurre la stretta è l’articolo 41 del provvedimento, che introduce un articolato procedimento sanzionatorio per le pubbliche amministrazioni che violano gli obblighi in materia di digitalizzazione.

UNA SANZIONE FINO A 100 MILA EURO

In primo luogo, le violazioni, accertate dall’AgID, l’Agenzia per l’Italia digitale, rileveranno ai fini della misurazione e della valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili e comporteranno responsabilità dirigenziale e
disciplinare. Inoltre, all’accertamento delle violazioni conseguirà l’irrogazione da parte sempre dell’AgID di una sanzione amministrativa pecuniaria da 10 mila a 100 mila euro. Come funzionerà questo procedimento di contestazione delle violazioni? L’AgID, in caso di violazione degli obblighi di transizione digitale, procederà alla contestazione della violazione nei confronti del trasgressore assegnandogli un termine perentorio, proporzionato rispetto al tipo e alla gravità della sanzione, per inviare scritti difensivi e documentazione e per chiedere di essere sentito. Qualora accerti la sussistenza delle violazioni contestate, l’AgID assegnerà al trasgressore un termine perentorio per conformare la propria condotta agli obblighi previsti dalla disciplina sulla transizione digitale. L’AgID, inoltre, segnalerà le violazioni all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari di ciascuna amministrazione, ai competenti organismi indipendenti di valutazione e, in ogni caso, a ciascuna amministrazione per i rispettivi provvedimenti di competenza in materia disciplinare e di valutazione della performance. Infine le segnalazioni delle violazioni saranno pubblicate su un’apposita area del sito internet istituzionale dell’AgID.

LE CONSEGUENZE PER I DIRIGENTI

Le violazioni accertate dall’AgID, spiega la norma, rileveranno ai fini della misurazione e della valutazione della performance individuale dei dirigenti responsabili e comporteranno responsabilità dirigenziale e disciplinare. Non solo. Come osservato dal Servizio Studi del Senato, l’inadempimento degli obblighi sulla transizione digitale costituirà mancato raggiungimento di uno specifico risultato e di un rilevante obiettivo da parte dei dirigenti responsabili delle
strutture competenti e comporterà la riduzione, non inferiore al 30 per cento, della retribuzione di risultato e del trattamento accessorio collegato alla performance individuale dei dirigenti competenti, oltre al divieto di attribuire premi o incentivi nell’ambito delle medesime strutture.

GLI OBBLIGHI DA RISPETTARE

Ma quali sono i motivi per cui un dirigente può essere sanzionato? Rispetto al testo originario del decreto, il Parlamento ha introdotto ulteriori violazioni rispetto a quelle previste originariamente dal governo. Una di queste è la violazione dell’obbligo di consentire agli utenti di esprimere soddisfazione per i servizi in rete. La seconda è la mancata comunicazione agli interessati delle modalità per esercitare in via telematica il diritto dei partecipanti al procedimento di prendere visione degli atti del procedimento e di presentare memorie scritte e documenti. Queste due nuove violazioni si aggiungono a quelle originariamente introdotte dal provvedimento del governo. Ossia, la mancata ottemperanza alla richiesta di dati, documenti o informazioni o trasmissione di informazioni o dati parziali o non veritieri; la violazione dell’obbligo di accettare i pagamenti spettanti attraverso sistemi di pagamento elettronico; la mancata disponibilità di dati in formato elettronico entro la data stabilita dal Presidente del Consiglio; l’inadempimento dell’obbligo di rendere disponibili e accessibili le proprie basi dati; la violazione dell’obbligo di utilizzare esclusivamente identità digitali per l’identificazione degli utenti dei servizi on-line; la violazione dell’obbligo di rendere disponibili i propri servizi in rete; e infine, la non ottemperanza al rispetto delle regole in materia di livelli minimi di sicurezza, capacità elaborativa, risparmio energetico e affidabilità delle infrastrutture digitali e in materia di caratteristiche di qualità, di sicurezza, di performance e scalabilità, interoperabilità, portabilità dei servizi cloud.

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