Più di un milione di dipendenti pubblici andrà in pensione entro il 2035, ovvero nell’arco dei prossimi dieci anni. Così emerge dall’Osservatorio dell’Inps sul pubblico impiego. Nella Pa i lavoratori con più 65 anni sono 170mila. Su oltre tre milioni di statali, sono 661.919 quelli con un’età compresa tra 55 e 59 anni e più di mezzo milione, 551.632, quelli con 60-64 anni di età.
La Pa ha impiegato 3,7 milioni di lavoratori nel 2024
Nel 2024 il numero di lavoratori pubblici con almeno una giornata retribuita nell’anno è risultato pari a 3.738.171 di unità. Di questi, 3.106.473 erano dipendenti con contratto a tempo indeterminato, l’83,1% del totale, con una retribuzione media annua di euro 39.087 e 302 giornate medie retribuite. Nella tipologia contrattuale a tempo determinato il gruppo contrattuale della Scuola è quello modale con il 74,6% di lavoratori, a cui si accompagna sia la retribuzione media annua più bassa, pari a 13.635 euro, che il numero più basso di giornate medie retribuite, pari a 171. Sul totale dei dipendenti pubblici quelli a tempo determinato incidono per il 16,9%.
Retribuzioni in crescita
Nella Pa la retribuzione media annua è stata pari nel 2024 a 35.300 euro, un dato in aumento rispetto al 2013, quando l’asticella si era fermata a 35.141 euro. I valori più elevati si sono registrati nell’Università e nelle Forze Armate, con retribuzioni medie annue pari rispettivamente a 52.931 euro e a 46.007 euro. Nelle Funzioni centrali 202mila dipendenti hanno guadagnato in media 44.029 nel 2024, mentre i 746 mila lavoratori impiegati lo scorso anno nella Sanità ne hanno percepiti 43.513. Nella Scuola (1,4 milioni di lavoratori impiegati) e negli Enti locali (556mila lavoratori) gli stipendi si collocano più in basso. Negli enti locali la retribuzione media annua è stata di 31.843 euro nel 2024. Nella Scuola, gruppo contrattuale più numeroso con il 39,6% dei dipendenti pubblici, si scende a 25.311 euro.
Divari
La retribuzione media annua nel 2024 risulta differenziata sia per età sia per genere. In particolare, è costantemente più alta per il genere maschile (41.117 euro contro 31.679 euro per le femmine). Tale divario retributivo è massimo nelle classi di età 20-24 anni e 65 e oltre, in cui la retribuzione media delle femmine è pari al 70,5% di quella dei maschi. Il differenziale retributivo per genere, osserva l’Inps, sembra più correlato alla maggiore presenza di lavoro part-time tra le femmine. Infatti, il numero di lavoratrici che nel 2024 hanno avuto almeno un rapporto di lavoro part-time è pari a 206.122, contro appena 52.053 maschi.
