Con la conversione del Milleproroghe potrebbe slittare al 2027 l’obbligo di copertura assicurativa per chi gestisce soldi pubblici. Oggi i dirigenti e i funzionari della Pa che gestiscono risorse dello Stato devono pagare anche 500 euro l’anno per sottoscrivere una polizza assicurativa a copertura di eventuali danni erariali. L’obbligo di assicurarsi contro il danno patrimoniale causato per colpa grave è previsto dalla riforma della Corte dei conti (legge 1/2026) entrata in vigore a gennaio. Le nuove norme sulla responsabilità erariale dei funzionari e dei dirigenti dello Stato rappresentano un punto di svolta dal momento che impongono tale obbligo non solo agli amministratori, ma a chiunque assuma un incarico che comporti la gestione di soldi pubblici.
I costi delle polizze
Il pagamento delle polizze contro la “paura della firma” è a carico dei dipendenti pubblici (il premio non può essere pagato dall’ente come copertura sostitutiva della responsabilità personale). Il prezzo dello “scudo” varia in base al ruolo e al massimale scelto. Per esempio, una polizza con massimale da 500.000 a 1.000.000 di euro ha un costo annuo per un dipendente amministrativo di 150-200 euro. Per un profilo tecnico il premio annuo può arrivare a 400 euro. Una polizza con massimale fino a 2,5 milioni di euro può costare infine a un dirigente anche più di 500 euro annui.
Le tutele aggiuntive
La polizza, come detto, deve essere attiva prima di assumere ufficialmente l’incarico. Inoltre, per gli errori dovuti a negligenza o imperizia (colpa grave), la riforma della Corte dei conti ha fissato un limite massimo al risarcimento: il debito verso lo Stato non può superare il 30% del danno accertato e deve rispettare un tetto massimo pari al doppio della retribuzione annua lorda. Gli errori professionali, in questo modo, non potranno più diventare una condanna economica a vita.
Il dolo non è assicurabile
La riforma della Corte dei conti stabilisce anche che la colpa grave viene esclusa se il funzionario ha agito seguendo pareri ufficiali o indirizzi giurisprudenziali consolidati. Ma se per la colpa grave la legge offre tutele, per il dolo la riforma non prevede alcuna protezione. Chi agisce con l’intento di frodare lo Stato non può contare su nesssun tipo di copertura, né tantomeno sui tetti del 30 per cento o del doppio dello stipendio. Non solo. Per gli errori comuni la prescrizione scatta dopo cinque anni dal fatto, mentre in caso di occultamento doloso del danno il conteggio dei cinque anni inizia solo dal momento della scoperta del fatto.
