PA Magazine

Pa, la macchina dei rinnovi riparte dalle Funzioni centrali: il contratto vale 209 euro di aumento

4 minuti di lettura
iStock

Dopo la pausa di Pasqua la macchina dei rinnovi dei contratti della Pubblica amministrazione si rimette in moto. I negoziati all’Aran, dove a inizio aprile è stata firmata la parte economica del contratto Istruzione e Ricerca (della parte normativa si discuterà poi), ripartono questa settimana dal comparto Funzioni centrali. Non era mai successo prima che il contratto dei prof venisse sottoscritto prima di quello degli altri comparti. Ora ci si aspetta che l’intesa, raggiunta all’unanimità (e pure questo è un segnale), imprima un’accelerata anche alle altre trattative. A iniziare da quella delle Funzioni centrali, avviata a Natale.

Priorità

Le trattative per i rinnovi del triennio precedente, il 2022-24, avevano visto la Cgil, e inizialmente anche la Uil, opporsi agli accordi. Adesso, invece, i sindacati sembrano essere tutti d’accordo su un punto: bisogna difendere il potere di acquisto dei dipendenti pubblici, poi ci sarà tempo per discutere del resto. Questo approccio è stato applicato al contratto del comparto Istruzione e Ricerca, al fine di accelerare l’erogazione degli aumenti retributivi. Ma non è detto che possa essere utilizzato anche per gli altri comparti. Per quanto riguarda le Funzioni centrali, per esempio, difficilmente si procederà con il metodo della trattativa in due tappe. Il nuovo contratto del comparto Funzioni centrali vale 209 euro di incremento medio lordo mensile degli stipendi e interessa circa 200 mila lavoratori della Pa, tra ministeriali, dipendenti dell’Inps e degli altri enti pubblici non economici, oltre al personale dell’Agenzia delle Entrate. La parte normativa del ccnl per il triennio 2025-25 si concentra invece sull’uso dell’IA in ambito pubblico.

Accelerazione

Aran e sindacati torneranno a  discuetere del rinnovo delle Funzioni centrali giovedì 16 aprile. Massimo Battaglia, segretario generale di Confsal-Unsa, in un editoriale pubblicato questo mese su PaMAgazine aveva parlato di «esempio da seguire» riferendosi all’intesa raggiunta per la scuola. «L’accordo della scuola – aveva scritto il segretario generale di Confsal-Unsa nel suo editoriale – va nella direzione che abbiamo indicato con chiarezza fin da subito: chiudere rapidamente la partita delle risorse, garantendo aumenti concreti in busta paga e il riconoscimento degli arretrati, per poi aprire una fase di confronto più ampia e approfondita sulle norme. È una scelta di buon senso che consente di fornire risposte immediate al personale senza comprimere il dibattito su temi strategici, né sacrificare la qualità delle future soluzioni contrattuali». L’auspicio, insomma, è che anche al tavolo delle Funzioni centrali si arrivi in tempi brevi, brevissimi, a un accordo. Il ministro della Pa, Paolo Zangrillo, ha affermato che tutti i contratti della Pubblica amministrazione saranno rinnovati entro l’estate. L’ottimismo di Zangrillo sarà forse figlio dell’entusiasmo del momento – è il primo ministro ad aver assistito a un’intesa sul pubblico impiego, quella dei prof appunto, nel corso del triennio di riferimento del contratto – ma i fatti per adesso sembrano dargli ragione. «ll budget per i contratti del 2025-27 – ha ricordato l’inquilino di Palazzo Vidoni in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore nei giorni scorsi – garantisce aumenti del 5,4-5,5%. Se l’inflazione si mantiene ai livelli indicati nei giorni scorsi dall’Istat abbiamo una prospettiva perfettamente gestibile». Le stime preminali dell’Istat vedono l’inflazione su base annua al +1,7% a marzo. «L’auspicio – ha concluso Zangrillo – è che arrivino in fretta buone notizie dal Medio Oriente». E se invece il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi, con pesanti ricadute in termini di caro prezzi? Eventuali adeguamenti inflazionistici verrebbero calcolato e recuperati in sede di rinnovo del contratto 2027-29.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ultimi articoli da