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Pa, gli stipendi sono aumentati del 14,7% in dieci anni

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Tra il 2015 e il 2025, a fronte di un’inflazione cumulata del 23%, le retribuzioni dei dipendenti pubblici, così emerge dal rapporto semestrale dell’Aran sugli stipendi nella Pa, sono aumentate nel complesso del 14,7%. Per il complesso del settore privato la variazione è stata del 18,1%. Più nel dettaglio, nel periodo 2015-2025 sono cresciute del 16,5% le retribuzioni del personale non dirigente delle forze armate e dell’ordine e del 14,2% quelle del personale non dirigente rappresentato dall’Aran quale parte datoriale. Il complesso della dirigenza restituisce, invece un +15,6%, composto dalla crescita del +17,5% per la dirigenza contrattualizzata Aran e dal +11,6% per i dirigenti in regime di diritto pubblico.

Il confronto

Il rapporto dell’Aran guarda anche alle variazioni tendenziali degli ultimi 12 mesi che mostrano per l’intera economia una linea di tendenza in calo dal +3,8% di ottobre 2024 fino al +2,6% di settembre 2025. Il personale non dirigente dei comparti di contrattazione Aran evidenzia una linea di tendenza in lieve aumento (da +2% a +2,5%) durante tutto l’anno, con una caduta del 12,3% a dicembre, non ascrivibile a una effettiva diminuzione delle retribuzioni, ma diretta conseguenza del cosiddetto decreto Anticipi. Per il personale non dirigente non contrattualizzato (forze armate e dell’ordine) la variazione è nulla fino a novembre e fa registrare un -20,7% a dicembre, sempre per effetto del decreto Anticipi. I mesi successivi evidenziano invece una crescita costante fino a raggiungere il +6,4% di settembre. Nel settore privato, invece, gli aumenti riportano variazioni in continua e costante crescita fino a marzo, maggiori o uguali dei valori dell’intera economia, poi in decrescita nei successivi sei mesi.

Gli aumenti anno su anno

Per quanto riguarda le variazioni congiunturali relative agli indici mensili del 2025, l’Aran specifica nel suo rapporto che «per il complesso della Pa, dirigenti e non dirigenti, il +1,3% fatto registrare a gennaio è dovuto alla ripresa dell’erogazione della maggiorazione dell’indennità di vacanza contrattuale 2022-2024 avvenuta in tutti i settori della Pa statale e per i settori della Pa non statale, limitatamente alle amministrazioni che avevano corrisposto l’anticipazione dell’Ivc dovuta per il 2024 nel mese di dicembre del 2023». Il +0,5% registrato ad aprile è dovuto, invece, alla corresponsione della nuova indennità di vacanza contrattuale relativa al triennio 2025-2027, mentre il +0,5% di giugno è l’effetto del recepimento dei due contratti delle Forze Armate e del personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare. Il +0,3% di luglio si deve, infine, all’ulteriore lieve incremento dell’Ivc 2025-2027.

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