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Pa, ferie e malattie tagliano il bonus. Ma ci sono delle eccezioni, ecco quali

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Niente stipendio “maggiorato” per i dipendenti che svolgono mansioni superiori ma che sono in malattia o in ferie. A dare questa indicazione alle amministrazioni è stata l’Aran in un parere appena pubblicato (il numero CFL163 del 21 luglio scorso). In pratica in caso di giorni di ferie, di assenza dovuta a malattia, o a giornate di permesso retribuito per cause personali, al dipendente che svolge mansioni superiori non andrà riconosciuto il trattamento retributivo differenziale. Secondo l’Aran l’interpretazione del contratto collettivo di lavoro lascia pochi spazi ai dubbi.

Le norme

Secondo l’Aran non può che farsi riferimento ai contenuti di cui all’art.  52, comma 4, del decreto legislativo 165 del 2001 secondo il quale, quando ricorrono i presupposti per l’assegnazione del pubblico dipendente a mansioni superiori “per il periodo di effettiva prestazione, il lavoratore ha diritto al trattamento previsto per la qualifica superiore”. Dunque, è l’interpretazione dell’Agenzia, nel caso di fruizione di giornate di ferie, nonché nei casi di assenza imputabile a malattia, infortunio o permesso per motivi personali, il trattamento retributivo differenziale connesso all’espletamento di mansioni superiori non deve essere corrisposto in quanto, nelle predette giornate, la prestazione lavorativa non viene effettuata.

Le eccezioni

Ci sono però delle eccezioni. Sempre secondo l’Aran, infatti, ci sono alcuni periodi di “assenza” per i quali invece il dipendente che svolge mansioni superiori, ha diritto a ricevere comunque la retribuzione più elevata prevista per la mansione che è chiamato a svolgere. “Diversamente”, scrive infatti l’Aran, “si ritiene che il trattamento retributivo corrispondente alle mansioni superiori debba essere erogato in occasione delle festività e delle giornate di riposo settimanale in quanto tali giornate non interrompono la necessaria continuità nell’esercizio delle mansioni superiori”.

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