Secondo uno studio di The European House-Ambrosetti, l’Italia si posiziona in Europa al ventitreesimo posto nel ranking per la digitalizzazione dei servizi pubblici, con conseguenti ritardi nel rilascio di permessi e autorizzazioni. A dilatare i già lunghi tempi di attesa è in particolare l’eccesso di burocrazia. Secondo l’Ocse il costo annuo per le piccole e medie imprese per svolgere le procedure amministrative nel nostro Paese è di 80 miliardi, una cifra molto alta che sicuramente non fa piacere agli imprenditori. L’Italia però può vantare eccellenze nella Pa che non si trovano nel resto d’Europa.
La Pa che funziona
Incrociando la banca dati Orbis del Bureau Van Dijk e i dati di Open Civitas emerge che le imprese sono più produttive laddove la Pa è più efficiente. Allo stesso tempo, dove le infrastrutture sono insufficienti e la sanità e la giustizia funzionano male, anche le imprese private perdono di competitività. Stando all’IQI, indice concepito dall’Università di Napoli Federico II che misura la qualità delle istituzioni pubbliche italiane sulla base di dati oggettivi e che tiene in considerazione i servizi pubblici, l’attività economica territoriale, la giustizia, la corruzione, il livello culturale e la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, in Italia si registrano due realtà complementari: a Nord le Pa funzionano in modo esemplare, mentre si registrano risultati più modesti al Sud. In particolare la realtà territoriale più virtuosa d’Italia è Trento, con indice IQI 2019 pari a 1, il massimo. Il secondo e il terzo gradino del podio sono occupati rispettivamente da Trieste e Treviso. Seguono Gorizia, Firenze, Venezia, Pordenone, Mantova, Vicenza e Parma. Agli ultimi posti, invece, si collocano Catania, Trapani, Caltanissetta, Crotone e Vibo Valentia.
La ricetta
Va intrapresa una strada volta a semplificare il quadro normativo, avverte la Cgia di Mestre: «Bisogna innanzitutto cercare di snellire i tempi di risposta della Pa». Per far sì che questo avvenga è necessario migliorare la qualità delle leggi e ridurne il numero, analizzando l’impatto che hanno sulle piccole e sulle medie imprese, monitorandone periodicamente gli effetti, in modo da intervenire laddove necessario. Va poi consolidata la digitalizzazione della Pa, insiste la Cgia di Mestre, realizzando siti sempre più accessibili e contenuti sempre più facilmente fruibili, e permettendo alle utenze la compilazione esclusiva per via telematica delle proprie istanze. Infine, è necessario promuovere il dialogo tra le banche dati pubbliche, in modo da evitare la duplicazione delle richieste, e procedere e completare la standardizzazione della modulistica.
