Decine di migliaia di dipendenti pubbliche, soprattutto maestre e personale Ata, aspettano ancora di ricevere il cosiddetto bonus mamma. La decontribuzione per le lavoratrici madri con due o più figli piccoli doveva partire a gennaio, ma a causa di un decreto in ritardo è slittata a febbraio. In molte amministrazioni pubbliche, tuttavia, i soldi dello sgravio (fino a tremila euro lordi annui) non si sono ancora materializzati in busta paga, a causa di problemi tecnici. Per ricevere l’aiuto è necessario comunicare all’Inps i codici fiscali dei figli. La buona notizia è che le statali rimaste all’asciutto dovrebbero ricevere questo mese un “triplo” bonus. Il bonus in questione si traduce in un aumento dello stipendio che può arrivare a rasentare i 150 euro netti al mese (milleottocento euro l’anno).
La strategia
Per uscire dal vicolo cieco delle culle vuote il governo punta su una serie di sostegni mirati, dal bonus asili nido alla decontribuzione per le lavoratrici madri del pubblico e del privato assunte a tempo indeterminato. Da questo intervento sono escluse le lavoratrici domestiche. Il bonus mamma consiste, più nel dettaglio, nell’esonero dai contributi Ivs, ovvero quelli per invalidità, vecchiaia e superstiti, che sono pari al 9,19% dello stipendio. Tradotto, più la retribuzione è alta e più sostanzioso è il beneficio. Quest’ultimo si stabilizza attorno ai 150 euro a partire dai 27mila euro di stipendio annui.
Nel 2024 le destinatarie dell’incentivo saranno, in via sperimentale, anche le madri con due o più figli, di cui almeno uno di età inferiore a 10 anni, oltre che le mamme con tre o più figli, di cui almeno uno minorenne. Queste ultime potranno accedere alla misura anche nel 2025. Le lavoratrici madri del settore privato con almeno tre figli, di cui uno sotto i 18 anni, sono circa 111 mila. Le addette con due figli, di cui uno sotto i dieci anni, sono invece poco più di 570 mila. A queste si aggiungono poi le madri beneficiarie che lavorano nella Pubblica amministrazione, parliamo di 150-200 mila dipendenti dello Stato. In totale, dunque, la misura quest’anno dovrebbe raggiungere quasi 800 mila lavoratrici con figli piccoli. Nel frattempo, secondo gli ultimi dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro sulle dimissioni dei genitori entro i primi tre anni dalla nascita dei figli, sarebbero circa quarantamila le mamme che ogni anno abbandonano il lavoro.
