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Pa, arriva la stretta sull’uso dei social: nel mirino post e “bio” degli statali

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Basterà un post sbagliato su Facebook per ricevere una sanzione disciplinare. Si complica la vita sui social degli statali. Fari puntati anche su cinguettii, Instagram e video su Tok Tok. Persino i post su Whatsapp potrebbero portare a un “cartellino giallo”. L’utilizzo dei social media da parte degli statali, infatti, costituisce una delle principali aree di intervento su cui agisce lo schema di decreto del Presidente della Repubblica con le modifiche al Codice di comportamento dei dipendenti pubblici. La regola: le condotte personali dei dipendenti realizzate attraverso l’utilizzo dei social media non dovranno in alcun modo essere riconducibili all’amministrazione di appartenenza o lederne l’immagine e il decoro.

I comportamenti

Ma andiamo a vedere, più nel dettaglio, cosa dice il Dpr in proposito. «Il dipendente utilizza gli account deisocial media di cui è titolare in modo che le opinioni ivi espresse e i contenuti ivi pubblicati, propri o di terzi, non siano in alcun modo attribuibili all’amministrazione di appartenenza o possano, in alcun modo, lederne il prestigio o l’immagine». Tradotto, i dipendenti pubblici dovranno fare attenzione anche ai commenti degli altri utenti sulle loro pagine profilo. E ancora. «In ogni caso il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale». Inoltre: «È fatto, altresì, divieto, al dipendente di trattare comunicazioni, afferenti direttamente o indirettamente al servizio, attraverso conversazioni pubbliche svolte su qualsiasi piattaforma digitale». Infine, «se dalle piattaforme social siano ricavabili o espressamente indicate le qualifiche professionali o di appartenenza del dipendente, ciò costituisce elemento valutabile ai fini della gradazione della eventuale sanzione disciplinare».

Le altre novità

Lo schema di decreto del Presidente della Repubblica con le modifiche al Codice di comportamento dei dipendenti pubblici non riguarda però solo i social. C’è spazio anche per il divieto di discriminazioni basate sulle condizioni personali, per i criteri di misurazione della performance, per la responsabilità dei dirigenti per la crescita dei propri collaboratori e per l’adozione di comportamenti green che siano rispettosi dell’ambiente e contribuiscano alla riduzione del consumo energetico e della risorsa idrica. «Con l’approvazione in Consiglio dei ministri della revisione del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici proseguiamo nella strada tracciata per una riforma della Pa che basa la sua efficienza sul suo capitale umano», ha detto il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo. Che ha aggiunto. «Tutta insieme la Pa, centrale e territoriale, quale infrastruttura strategica per lo sviluppo del Paese, impegnata nella messa a terra dei progetti del Pnrr, non può prescindere dalla giusta valorizzazione delle persone che lavorano per l’interesse collettivo e dalla loro responsabilizzazione, quali leve indispensabili per la crescita degli stessi lavoratori e delle organizzazioni».

1 Comments

  1. Qualcuno mi può spiegare quale sia il confine tra diritto di critica e lesione all’immagine della P.A.? Perché un dipendente pubblico, che vede con occhio tecnico le magagne che la propria amministrazione compie, non può commentare criticamente certe scelte, anche in pubblica piazza, fermi restando i noti criteri della verità, dell’interesse pubblico e della continenza formale (continenza pur rimodulata sul diritto di critica e non quella propria della cronaca)? Si consente il whistleblowing, ma non un legittimo diritto di critica?
    Occorre punire il dipendente, sì: ma non gli si può imbavagliare la bocca se rende note le illegittimità/illiceità della P.A.

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