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Opzione Donna, Quota 102 e Ape: così gli statali in pensione l’anno prossimo

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Le lavoratrici, a partire da quelle della Pubblica amministrazione, potranno continuare a lasciare il lavoro a 58 anni con 35 di contributi. A patto però, di accettare un ricalcolo della loro pensione con il metodo contributivo. Opzione donna, un meccanismo particolarmente apprezzato negli scorsi anni dalle donne, sarà riconfermato nella manovra di bilancio del governo. Nelle bozze circolate nei giorni scorsi, lo scivolo per le lavoratrici è già stato inserito. Con una novità, però, rispetto al passato. L’età richiesta per anticipare la pensione è indicata in 60 anni con 35 di contributi. Un punto sul quale, tuttavia, si è già acceso un vivo dibattito all’interno della maggioranza di governo che potrebbe portare ad una correzione del testo già prima che la manovra venga presentata in Senato per l’avvio dell’iter parlamentare. 

Il rinnovo

Il rinnovo di Opzione donna non era comunque scontato. Nelle settimane scorse l’Ocse aveva puntato il dito contro lo scivolo per le lavoratrici, chiedendo al governo di non rinnovare lo strumento. Ma le pressioni arrivate su Palazzo Chigi e sul Tesoro, hanno convinto Mario Draghi e Daniele Franco a confermare, almeno per un altro anno, l’anticipo della pensione per le dipendenti. Del resto la stretta sulle pensioni è già consistente. Quota 100, il pensionamento con 62 anni di età e 38 di contributi, sarà sostituito con Quota 102. Significa che il prossimo anno per lasciare il lavoro serviranno almeno 64 anni. Non saranno in molti coloro insomma, che potranno accedere all’uscita anticipata. Si parla, secondo le prime stime, di poche decine di migliaia di lavoratori. Nn va dimenticato che Quota 100 è stato in larga parte utilizzato dai dipendenti pubblici per anticipare la pensione.

Ape sociale

Nel pubblico impiego ci sarà anche un altro meccanismo per lasciare in anticipo il lavoro. Un meccanismo che, tuttavia, sarà limitato a pochissime categorie di lavoratori. Si tratta dell’Ape sociale, l’anticipo pensionistico. L’Ape sociale permette l’uscita a 63 anni per tutti coloro che svolgono un’attività “gravosa”. Fino ad oggi le attività considerate “gravose” dalla legge erano quindici. Con la manovra di bilancio ne saranno aggiunte altre e, in tutto, diventeranno ventitrè. Ne saranno insomma aggiunte altre otto: magazzinieri, estetisti, personale addetto alla consegna delle merci, lavoratori delle pulizie, ecc. Per quanto riguarda il pubblico impiego, la principale aggiunta riguarda i maestri e le maestre delle scuole elementari, che si aggiungono a quelli della materna. L’Ape sociale, tuttavia, non è una vera pensione, ma piuttosto un “accompagnamento alla pensione”. Chi svolge un’attività “gravosa” e ha almeno 36 anni di contributi, può ottenere dall’Inps un assegno massimo di 1.500 euro (pagato per dodici mesi). Arrivati ai 67 anni si percepirebbe la normale pensione. 

Scenari

La domanda però che in molti si fanno, è cosa accadrà dopo il 2022, quando cioè scadrà anche Quota 102. Il governo ha promesso che sarà introdotta qualche forma di flessibilità. Draghi ha parlato di un sistema che vada verso un contributivo per tutti. Insomma, quello che potrebbe emergere è una sorta di Opzione donna allargata, un anticipo della pensione, magari a 62 anni, ma con un ricalcolo totalmente contributivo dell’assegno. Qualcosa di simile a quanto proposto anche dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. 

6 Comments

  1. Si spera proprio che ci sia un correttivo alla manovra. Perché dovrebbero essere escluse dal scegliere opzione donna le nate nel 1962 che hanno 59 anni di età e 35 di contributi nel 2021? La solita ingiustizia e discriminazione per le nate nello stesso anno ma che hanno cominciato a lavorare dopo pensando prima ad allevre i figli. Non si può aumentare di 2 anni quando in precedenza esattamente nel 2018 si è passati da 57 anni a 58 ci vuole tanto a capire che si deve andare per gradi quindi alzare l’età di 1 anno?

  2. Io preferisco la proposta del presidente Tridico ..lasciare la possibilità a chi vuole di andare in pensione dai 62 anni in poi con sistema contributivo e poi aggiungere a 67 il sistema retributivo…perché non tutte le donne raggiungono 36 o 37 o 40 o 42 anni di contribuzione per aver accudito i figli e si ritrovano ora a dover lavorare e accudire i suoceri o i genitori.e arrivare a 67 anni esausti…….

  3. Ma chi ha 39 anni di lavoro e non ha l’età perché deve andare in pensione a 64 anni e arriverà con 43 anni di contributi mentre a 67 anni di può andare con 20 anni di contributi? Non mi sembra una cosa giusta qualcosa non funziona

  4. Ma come posso prevedere la ripresa economica se non c’è un ricambio generazionale? Basterebbe mandare in pensione a 62anni o 63anni e con i contributi versati fino a quel momento!BASTA 30,35,38 DI CONTRIBUTI….I DATORI DI LAVORO CI HANNO FREGATI E NESSUNO HA MAI CONTROLLATO! SOPRATTUTTO NOI DEGLI ANNI 60 SIAMO i più penalizzati, poiché abbiamo avuto lavori discontinui!!GOVERNO PENSACI ,PERCHÉ NOI LO RICORDEREMO IN CABINA ELETTORALE!!!

  5. Per rientrare come invalido civile nell’APE sociale 2022, con più di 30 di contributi come dipendente statale e riconoscito dal medico del lavoro competente “lavoratore fragile”, è sufficiente una percentuale d’invalidità riconosciuta in prima istanza al 67%?

  6. Andare in pensione prima non significa forse avere un trattamento economico migliore?

    Questa è l’unica legge che ATTUA UN TRATTAMENTO DISCRIMINATORIO ed è favorevole alle donne.

    Qualcuno sa spiegarmi perchè le donne devono andare in pensione prima?

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