PA Magazine

Al lavoro con il green pass: le nostre faq per amministrazioni pubbliche e privati

4 minuti di lettura

Obbligo di green pass sempre più vicino. Il premier Mario Draghi firma le linee guida per il ritorno al lavoro in presenza con certificato verde. Ma in vista del D-Day datori di lavoro e dipendenti hanno preso d’assalto i consulenti del lavoro per chiedere ulteriori chiarimenti. Ecco le nostre faq sull’obbligo diffuso di certificato verde dal 15 ottobre.

Quali sono le attività coinvolte dall’obbligo di green pass?

Dal 15 ottobre l’utilizzo del documento sanitario verrà esteso a tutto il mondo del lavoro pubblico e privato, compresi i soggetti titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice. Ma con qualche eccezione: negli uffici giudiziari l’obbligo non si applica ad avvocati e altri difensori, consulenti, periti e ausiliari del magistrato estranei all’amministrazione della giustizia, testimoni e parti del processo.

Dopo quanto tempo dalla somministrazione della prima dose di vaccino viene emesso il certificato verde?

Per agevolare l’estensione dell’obbligo a tutti i lavoratori, sia privati che pubblici, sono stati azzerati i tempi per ottenere il certificato verde dopo il vaccino: sarà valido dalla data della somministrazione del farmaco.

Quanto dura il green pass se generato tramite tampone?

Molto sta facendo discutere la durata del green pass “temporaneo”. La validità del green pass ottenuto tramite test molecolare al momento è fissata a 72 ore, mentre per quelli rapidi l’asticella scende a 48 ore. Il costo dei tamponi antigenici, fino al 31 dicembre, sarà di 15 euro per gli adulti (8 per i minori).

Come funzioneranno le verifiche a campione?

Controlli a tappetto o a campione, da effettuare preferibilmente all’ingresso delle sedi di lavoro. Per i datori di lavoro che sceglieranno d’imboccare la strada dei controlli a campione vale la regola in base alla quale andrà sottoposto ogni giorno a verifica almeno il 20 per cento del personale in servizio.

Perché si parla di doppi controlli?

Nelle aziende come nelle amministrazioni pubbliche saranno i dirigenti, o il personale da loro incaricato, a svolgere le verifiche sul green pass. Ma anche gli ispettori delle Asl potranno effettuare dei blitz negli uffici per accertarsi che i lavoratori di un’impresa o di un ente siano effettivamente in possesso del lasciapassare.

Cosa rischia il lavoratore senza pass?

Oltre a una multa di 1500 euro, il lavoratore senza pass va incontro allo stop dello stipendio (e dei contributi). In compenso non scatterà il provvedimento disciplinare della sospensione com’era stato previsto inizialmente, né tantomeno rischierà il licenziamento.

Quali tutele per la privacy dei lavoratori?

Chi effettuerà i controlli potrà verificare se il dipendente è in possesso del “passaporto” verde ma in nessun caso potrà raccogliere informazioni relative alla matrice del green pass. In altre parole il datore di lavoro non saprà se il lavoratore si è vaccinato o se ha eseguito un tampone.

Cosa succederà una volta finito lo stato di emergenza?

Lo stato di emergenza scade il 31 dicembre. Sarà possibile rivedere ed eventualmente ridurre l’attuale applicazione del green pass con l’inizio del nuovo anno se i dati dell’epidemia continueranno a mostrare un trend di miglioramento.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ultimi articoli da