Siete favorevoli o contrari al ripristino dell’obbligo di giuramento per i dipendenti pubblici? In questi giorni il ministro della Funzione pubblica, Paolo Zangrillo, ha parlato della possibilità di reintrodurre il giuramento alla Repubblica per tutti i lavoratori del settore pubblico. La proposta non è nuova. Ci aveva già provato, in passato, Renato Brunetta, in occasione del suo primo mandato da ministro della Pa. La proposta dell’attuale inquilino di Palazzo Vidoni ha subito acceso il dibattito. PaMagazine ha deciso perciò di lanciare un sondaggio per raccogliere il sentiment dei suoi lettori su questo tema sensibile. Il link al sondaggio è il seguente: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSc3oZWiTSvAq7aw9EFsHNZnA1kB1n0fVV5SO-Ha5aF–cYqdg/viewform «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato, di adempiere ai doveri del mio ufficio nell’interesse dell’amministrazione per il pubblico bene». Con queste parole gli impiegati dello Stato giuravano fedeltà alla Repubblica, dopo aver vinto un pubblico concorso e dopo il periodo di prova. Il rituale venne poi abrogato dall’art. 3 del Dpr n. 253 del 19 aprile 2001, lasciandolo valido solo per i dipendenti “non contrattualizzati”, come magistrati, militari, poliziotti e diplomatici. Per il personale della scuola l’obbligo di giuramento è rimasto in vigore invece fino al 1981, quando venne abolito con la legge 116 del 30 marzo di quell’anno. Il giuramento era nato per rafforzare la coscienza civile del Paese e serviva a valorizzare la figura del dipendente pubblico, il quale è chiamato ad adempiere ai doveri del proprio ufficio nell’interesse dell’amministrazione e per il pubblico bene. Il ripristino dell’obbligo del giuramento tuttavia divide. Qualcuno, infatti, potrebbe vederci un ritorno, non richiesto, al passato, e in particolare al Dpr n°3 del 1953. Al contrario, qualcun altro potrebbe accogliere con favore la novità, in quanto capace di valorizzare il lavoro che i dipendenti pubblici svolgono per la comunità.
«Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione»
La formula che potrebbe essere estesa a tutti gli impiegati statali, nella visione di Zangrillo, è quella utilizzata dai ministri quando assumono il mandato: «Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione». Il giuramento serve a fissare un un vincolo morale e simbolico tra il dipendente e la Repubblica. «Essere un dipendente pubblico – ha affermato Zangrillo – è una cosa un po’ diversa che lavorare per un’azienda privata». A fare la differenza è il fine del servizio, ha aggiunto il ministro. Il ripristino dell’obbligo di giuramento andrenne a rimarcare, dunque, questa differenza, attraverso una sorta di “contratto di coscienza”.
