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Massimo Battaglia: «Troppi contagi, più smart working»

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Massimo Battaglia, segretario generale della Confsal-Unsa non ha dubbi. “Fino alla fine dello stato di emergenza stabilito dal governo alla fine di marzo, nella Pubblica amministrazione bisogna tornare tutti in smart working”.

Il governo preferisce il super green pass. Non basta?

“I dipendenti pubblici hanno dimostrato un grandissimo senso di responsabilità. Lo hanno fatto nella fase acuta della pandemia garantendo l’erogazione di tutti i servizi pubblici che, è bene ricordarlo, non sono mai stati interrotti. E lo hanno dimostrato quando il governo ha stabilito che dovessero rientrare al lavoro in presenza, tornando ordinatamente negli uffici. Adesso con quasi 150 mila casi di contagio al giorno è il governo che deve fare un atto di responsabilità nei confronti dei suoi dipendenti, non mettendo a rischio la loro salute e consentendogli, fino a quando non saremo fuori da questa fase emergenziale, di svolgere il proprio lavoro in sicurezza da casa”.

Il timore del governo è che l’economia, in forte ripresa, possa frenare se si torna allo smart working?

“Con un aumento esponenziale di quarantene e contagi il rischio sarebbe doppio. Non solo frenerebbe l’economia con un lockdown di fatto, ma si rischierebbe anche di interrompere l’erogazione di molti servizi pubblici. Tornare in smart working sarebbe una decisione razionale e pragmatica”.

Non sarebbe opportuno, come chiede il ministro Brunetta, introdurre un obbligo vaccinale per i dipendenti pubblici?

“Il super green pass esteso al lavoro sarebbe già di per se un obbligo vaccinale. Ma detto questo l’aumento dei casi di contagio non è più solo un problema di no vax. Il virus corre anche tra i vaccinati. Magari non finiscono in ospedale, ma non possono nemmeno andare al lavoro. Bisogna prendere atto di questa realtà”

Parliamo del rinnovo del contratto. La pre-intesa appena firmata è soddisfacente, o si poteva fare di più?

“Siamo soddisfatti del contratto. Si può sempre fare meglio, certo. Ma questo è un contratto rivoluzionario su diversi aspetti. La pubblica amministrazione può ripartire con strumenti moderni che le permetteranno di guardare con ottimismo alle sfide che la aspettano nel futuro. Penso alla creazione dell’area delle alte professionalità, allo snellimento delle procedure per i passaggi di area, superando in prima applicazione anche i vincoli stringenti che ci sono stati fino ad oggi. Questo contratto garantisce in prima applicazione un diritto alla carriera”.

Lei parla di un “diritto alla carriera”. I passaggi di area in deroga ai titoli di studio saranno possibili fino al 2025. Un termine congruo?

“Credo di sì. Stiamo parlando di tre anni. Le amministrazioni e il sindacato avranno la partita tra le mani. Visto che ritornano alla contrattazione molte materie che in precedenza erano state sottratte al confronto”.

Un passaggio centrale saranno i contratti integrativi?

“Certo. Amministrazioni e sindacati avranno grandi responsabilità soprattutto sulle professionalità da inserire nelle nuove famiglie professionali previste dal contratto. Disegnare queste figure è una materia che è stata delegata proprio agli integrativi”.

Questo contratto, ancora una volta, è arrivato quasi a tempo scaduto, al termine del triennio. Ma davvero non è possibile riuscire a chiudere un accordo nei tempi stabiliti?

“Lei dice che questo contratto è arrivato quasi fuori tempo massimo. La invito a guardare a quanto accaduto con il precedente accordo, quello del 2016-2018. Un contratto firmato dopo dieci anni in cui non c’era stato alcun rinnovo, e firmato solo perché la Corte Costituzionale, dando ragione a un ricorso presentato proprio da noi di Unsa, ha stabilito che i rinnovi dei contratti pubblici non possono rimanere per sempre in sospeso. Che dunque si ritorni a una normale dinamica di rinnovi contrattuali la reputo una vittoria. Una nostra vittoria. Certo, auspico che la prossima trattativa inizi prima e si arrivi per tempo alla firma di un accordo che contempli risorse adeguate”.

Ad aprile ci sarà il rinnovo delle Rsu, un passaggio importantissimo nella vita sindacale. Siete pronti?

“La Federazione Unsa è pronta. Siamo certi che tutto il lavoro svolto negli ultimi anni, soprattutto durante il periodo della pandemia, sarà riconosciuto dalle lavoratrici e dai lavoratori. Andiamo a questa campagna elettorale fiduciosi e speranzosi di raccogliere i frutti di quanto seminato e del duro lavoro svolto a favore delle lavoratrici e dei lavoratori. Ai quali mi permetta anche di cogliere l’occasione per augurare un nuovo anno di libertà, dal contagio e da tutti i vincoli che esso ci impone, e di prosperità”.

8 Comments

  1. Nel 2022 ancora l’equazione “presenza=lavoro”. Che schifo di governanti! Al vostro brunetta non importa la nostra conciliazione vita-lavoro (dobbiamo solo soffrire), non importa della riduzione di traffico e inquinamento, ora ha dimostrato che se ne frega anche della nostra salute, in nome di cosa? L’economia rischia di frenare? Se mi fate tornare tutti i giorni in ufficio posso garantire non più di 12 ore di lavoro a settimana, perché devo viaggiare quasi 5ore (se va bene) e non ho voglia di sacrificarmi per chi mi insulta e tratta male. Volete la presenza? Scordatevi l’efficienza.
    Bravissimo Battaglia, condivido in pieno. Abbiamo garantito sempre tutti i servizi (checché ne dica il vostro ministro) adesso rispettate i nostri diritti. Io sono pronto a scioperare a oltranza!

  2. Dimenticavo, AVETE ROTTO con la storia “lo prendete in forma minore…” Prendetevelo voi, ammalatevi voi e poi ne riparliamo! Gli odori e i sapori se ne vanno, c’è gente che ha perso anche la memoria, NON sappiamo che conseguenze ci saranno nel lungo periodo! Tutti i dipendenti pubblici che si sono ammalati dovrebbero denunciare brunetta per averli esposti a un rischio inutile, comodo giocare con la pelle altrui e restare impuniti!

  3. È davvero uno schifo! Invece di prevedere lo smart working si pensa a ridurre le quarantene Non siamo più persone ma solo ” consumatori” che nn devono fermarsi
    Davvero sarebbe ora di alzare la testa e scioperare sul serio

  4. Nella Pubblica Amministrazione rientrano anche i Ricercatori e i Tecnologi degli Enti Pubblici di Ricerca vigilati dal Ministero dell’Università e della Ricerca, che per attività ed autonomia non sono affatto assimilabili ai dipendenti degli altri Enti Pubblici che erogano servizi allo sportello. Brunetta continua a dimenticarsene e considera tutti alla stessa stregua. Tranne, ovviamente, per quanto riguarda gli aumenti stipendiali e l’avanzamento di carriera, che al III Livello Professionale del Comparto Ricerca continuano ad essere preclusi. Speriamo che le RSU tengano conto delle specificità dei Lavoratori della Ricerca, auspicabilmente prima del rinnovo di aprile.

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