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Comuni a corto di personale: persi 130mila dipendenti in 20 anni

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L’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza è nelle mani dei sindaci. Ma c’è un problema: i Comuni soffrono una grave carenza di organico, avendo perso 130mila dipendenti in 20 anni. Un problema non da poco visto che potrebbe rallentare, o addirittura ostacolare, la realizzazione dei progetti del Pnrr. Per questo l’esecutivo sta studiando un meccanismo che faciliti le assunzioni negli enti locali. L’ipotesi a cui starebbe lavorando il governo prevede un fondo ad hoc per le assunzioni nei Comuni necessarie al Pnrr.

I numeri

Secondo i dati messi nero su bianco dalla Ragioneria dello Stato, nei Comuni italiani lavorano attualmente 320.304 dipendenti, contro i 392.856 del 2010 e i 451.878 del 2001. Un vero e proprio esodo, dovuto soprattutto al blocco del turnover, durato anni, che sfiora addirittura il 30% in venti anni. A questo si aggiunge anche l’aumento dell’età media dei dipendenti comunali, che è oggi pari a 53 anni, contro i 45 di inizio secolo. Questo fenomeno interessa sia le regioni del Sud che quelle del Nord, con una maggiore incidenza nei Comuni con crisi di bilancio. Una sola eccezione: in Friuli Venezia Giulia sono quasi raddoppiati i dipendenti comunali negli ultimi venti anni.

Gli ostacoli

Negli ultimi anni i Comuni hanno cercato, come potevano, di correre ai ripari. Nel 2018 hanno sostituito l’88% del personale uscito grazie al superamento dei vecchi paletti al turnover. Oggi, però, ci sono nuovi ostacoli con cui devono fare i conti: tra questi il nuovo parametro che divide gli enti in “classi”, in base al rapporto tra spesa per personale ed entrate correnti, e l’entrata in vigore del nuovo contratto nazionale che impone il pagamento degli arretrati. Proprio per questo il Governo sta studiando un meccanismo per facilitare le assunzioni nei Comuni.

Assunzioni più semplici

Come ha spiegato il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, quello che l’esecutivo sta facendo è «riscrivere le norme riguardanti le potenzialità assunzionali dei Comuni, in funzione non di generici indicatori di spesa corrente e di costi del personale, ma di spesa per personale qualificato legato ai trend che si stanno incrementando». Significa correlare i fabbisogni assunzionali agli obiettivi che hanno trend incrementali. Perché il punto, come ha spiegato Brunetta a margine dell’audizione sul decreto Pnrr alla Camera, è che negli enti locali «è stato sbloccato il turnover, ma i vincoli assunzionali sono rimasti». Di fatto alcuni meccanismi bloccano il rinnovo del personale, ancorando le capacità assunzionali al rapporto tra spesa corrente ed entrate correnti. Indistintamente.

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