Al ministero della Giustizia, quello che è stato battezzato il bonus “anti-fuga”, fortemente voluto dal ministro Zangrillo e concepito per colmare il gap retributivo che si riscontra tra le Agenzia fiscali (dove vengono corrisposti al personale premi molto alti) e i ministeri (che invece scontano riconoscimenti economici decisamente meno generosi), porterà ben 43,7 milioni di euro. Il bonus può contare su uno stanziamento complessivo pari a 190 milioni di euro. Il dicastero guidato da Carlo Nordio, dove i bonus ai dipendenti sono sempre stati di poche centinaia di euro l’anno, si è aggiudicato più di un quarto delle risorse messe sul piatto dal governo per cercare di arginare la fuga di dipendenti dai ministeri verso altre amministrazioni più “ricche”.
La ripartizione
Il ministero della Difesa otterrà 19,5 milioni di euro. Quello della Cultura si fermerà a 15 milioni e mezzo. Segue il Viminale, che incasserà 14 milioni. Poi il Tesoro: il ministro Giancarlo Giorgetti si è assicurato oltre 11 milioni di euro. Anche alla Presidenza del Consiglio ci sarà un ritocco verso l’alto dei premi. Lo stanziamento riservato a Palazzo Chigi è di 2,8 milioni di euro. Insomma, per i dipendenti dei ministeri, gli unici nella Pa a poter vantare la sottoscrizione del contratto 2022-2024, il 2025 si sta dimostrando un anno generoso sotto il profilo degli aumenti retributivi. Solo la firma del nuovo Ccnl ha portato a un incremento medio dei cedolini pari a 165 euro lordi al mese. L’adeguamento delle indennità di amministrazione è una mossa che ha aggiunto altri 50 euro medi in busta paga. Ora l’aumento dei fondi del salario accessorio ha il sapore della classica ciliegina sulla torta.
Buste paga: un balzo del 9%
Antonio Naddeo, presidente dell’Aran, ha già spiegato che l’incremento retributivo medio per la platea dei destinatari del bonus anti-fuga è del 3,15%. L’adeguamento del salario accessorio, unito al Ccnl 2022-2024 sottoscritto a gennaio, si traduce in un balzo delle retribuzioni dei ministeriali del 9,15%. I rinnovi degli altri contratti sono nelle sabbie mobili. La trattativa per il Ccnl delle Funzioni locali ha incassato la settimana scorsa l’ennesimo no alla firma. Oggi l’Aran incontra di nuovo i sindacati del comparto Sanità, dopo che quest’anno l’ok all’accordo è saltato per tre volte (a gennaio, aprile e maggio).
