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Militari e poliziotti, stop all’aumento dell’età pensionabile e assegni più generosi

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Nessuno tocchi la pensione di militari e poliziotti. Sono diversi gli emendamenti alla manovra che propongono di lasciare inalterata l’età pensionabile del personale in divisa. Nella legge di Bilancio è presente una norma che sposta in avanti (di sei mesi) il limite di età a partire dal quale gli uomini e le donne del comparto Difesa e Sicurezza possono uscire dal lavoro. La norma in questione, più nel dettaglio, prevede un aumento di tre mesi dell’età di pensionamento del personale in uniforme, a cui si sommano i tre mesi di adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita che scatteranno (per tutti) a partire dal 2028. 

Il nodo

Dal 1° gennaio 2027, quando i requisiti del comparto, anagrafici o contributivi, risultino inferiori a quelli dell’Assicurazione generale obbligatoria, si applica un incremento di 3 mesi ai requisiti di accesso alla pensione. La misura è aggiuntiva rispetto all’adeguamento alla speranza di vita dell’età pensionabile. Così è scritto nella legge di Bilancio. Per il personale militare il requisito per uscire dal lavoro, oggi pari a 60 anni, salirebbe così nel 2028 60 anni e 6 mesi e nel 2027 a 60 anni e 64 mesi. L’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita infatti è stato in parte sterilizzato per il 2027 (solo un mese in più). Per i sindacati, tuttavia, l’aumento dell’età pensionabile dei militari è «irragionevole». Va anche detto che i sindacati del comparto sono da tempo impegnati su una trattativa per un aumento dell’età pensionabile su base volontaria e non obbligatoria. Per questo le sigle sindacali hanno insistito in queste settimane affinché la norma venisse rivista, chiarendo la portata dell’intervento e valutandone gli effetti reali sul comparto Difesa e Sicurezza. Il personale prossimo al pensionamento, hanno fatto notare in molti, oltre ad avere una minore efficienza operativa, comporta costi maggiori rispetto al personale più giovane e, in un momento come quello attuale, in cui si guarda con preoccupazione agli scenari internazionali e si ipotizza persino la creazione di forze di riservisti, risulta contraddittorio, sempre secondo i sindacati, che si scelga di mantenere in servizio il personale ultrasessantenne anziché favorire il turn over.

Assegni più generosi

Un altro emendamento alla manovra interviene sul meccanismo di calcolo dell’assegno previdenziale per poliziotti, carabinieri e finanzieri. Poliziotti e militari vanno in pensione prima, a 60 anni, il che li penalizza nel calcolo dell’assegno con il sistema contributivo. I contributi versati negli anni vengono “tradotti” in pensione tramite un coefficiente di trasformazione. Un emendamento del capogruppo al Senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri, chiede di aumentare questo coefficiente, al fine di incrementare il valore lordo della pensione riconosciuta ai lavoratori in uniforme.

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