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«Giustizia al collasso, servono subito assunzioni a tempo indeterminato»

16 minuti di lettura

L’assunzione di giovani senza nessuna prospettiva, per il momento, di stabilizzazione, sarà sufficiente a ridurre la montagna di arretrato dei tribunali e ad accelerare i tempi della giustizia in Italia? La domanda non è oziosa. Anzi. Va considerata centrale proprio in un momento storico in cui i 230 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, come si dice in gergo, saranno messi a terra. L’Italia sarà giudicata per gli obiettivi concreti, misurabili, che il Paese riuscirà a raggiungere. Tutte le riforme indicate fino ad oggi come “salvifiche” hanno prodotto scarsi, scarsissimi, risultati. Gli errori del passato vanno evitati. Quelli del futuro vanno prevenuti. Per questo Confsal – Unsa (che edita questo sito), per mano del suo segretario generale Massimo Battaglia, ha inviato una lettera al ministro della Giustizia Marta Cartabia e alle Commissioni parlamentari, che pubblichiamo integralmente.

Massimo Battaglia, 30 Settembre 2021 – Protesta Confsal Unsa – Montecitorio, Roma.

IL TESTO DELLA LETTERA

Gentile Ministra,
On.li Deputati e Senatori,

Nella Sua relazione, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2022, ha voluto ricordare la lettera dell’anziana madre di un lavoratore morto sul luogo di lavoro per denunciare che la carenza di aule attrezzate, di risorse e di personale, non hanno consentito la celebrazione di quel processo.
Lei, Sig.ra Ministra ha indicato questa come una storia paradigmatica che dà voce a tanti altri cittadini, vittime e imputati ma anche a tanti imprenditori e lavoratori. Ha assunto l’impegno, per ciascuno di loro, di riportare i tempi della giustizia entro i limiti di ragionevolezza per rispondere all’esigenza di chi, come questa anziana madre, attende dagli uffici giudiziari italiani “una parola di giustizia”.


Condividiamo la sensibilità istituzionale e gli impegni assunti ma non possiamo mancare di osservare che quel tribunale, dove nessun rimprovero si è potuto muovere alle locali dirigenze giudiziarie, a causa della mancanza di giudici, di personale amministrativo e di strutture adeguate, oggi non è in grado di formare una sezione penale per la celebrazione dei processi più importanti. Gli avvocati di quel foro sono in sciopero.

non possiamo mancare di osservare che quel tribunale, dove nessun rimprovero si è potuto muovere alle locali dirigenze giudiziarie, a causa della mancanza di giudici, di personale amministrativo e di strutture adeguate, oggi non è in grado di formare una sezione penale per la celebrazione dei processi più importanti


E’ la storia di tanti, forse tutti, certamente troppi tribunali.
L’accelerazione impressa all’ufficio per il processo con l’impegno di ridurre del 40% il tempo medio di durata dei procedimenti del civile e del 25% per il penale, entro un arco temporale di cinque anni, si è risolto in sostanza, per dirla con le Sue parole, con il reclutamento straordinario di migliaia di giovani giuristi, dei migliori, come sono stati definiti, a cui si chiede di concorrere allo studio degli atti del processo con i magistrati.


Una soluzione che Lei indica come il “pivot” della nuova organizzazione della giustizia!
Sulla portata di questa riforma ci siamo già espressi con una manifestazione pubblica il 30 settembre
2021 dove abbiamo evidenziato che prima di riformare bisognerebbe preoccuparsi di “normalizzare” una giustizia oramai al collasso, priva di una seria progettualità, di organizzazione, di strutture ma soprattutto di personale giudiziario, penitenziario, minorile e unep. Ci permettiamo di ribadire, anche in questa sede, come in quella pubblica, che i migliori sono proprio i lavoratori che portano avanti la giustizia in un mare di difficoltà.


Chi scrive rappresenta un pezzo importante del mondo giudiziario, e ci permettiamo di affermare, quali attenti osservatori della vita reale degli uffici giudiziari che le esigenze primarie da garantire non sono, o almeno, non possono essere solo la brevità dei processi, ma l’insieme della organizzazione giudiziaria per tendere ad una qualitativa e tempestiva risposta di giustizia.

i migliori sono proprio i lavoratori che portano avanti la giustizia in un mare di difficoltà.


Non basta dire parole di giustizia, è necessario dare giustizia!
Che senso ha dire, se non è dire giusto e, ancor prima, se le decisioni giudiziali restano poi incapaci
di assicurare effettiva protezione ai diritti fondamentali della persona?
Pensare che i problemi evocati siano risolti con l’immissione di personale a tempo determinato, per la durata di diponibilità dei fondi del PNRR, circa due anni, in mancanza di ogni prospettiva di stabilizzazione, tradisce l’obiettivo di un effettivo intervento di riforma e vanifica le parole di quella
madre e di tante altre madri coinvolte, a vario titolo nell’attesa delle risposte della giustizia. Il ricordo, rispettoso e presente, va al dolore della madre di Stefano Leo che ha perso la propria vita per mano di un individuo che avrebbe dovuto essere detenuto a seguito di condanna definitiva non eseguita! Era il 23 febbraio 2019, e questa Organizzazione Sindacale, anche in quell’occasione fece sentire la Sua voce con una manifestazione pubblica a Torino.

Il ricordo, rispettoso e presente, va al dolore della madre di Stefano Leo che ha perso la propria vita per mano di un individuo che avrebbe dovuto essere detenuto a seguito di condanna definitiva non eseguita!


Una verifica fatta nei tribunali evidenziò che le sentenze non eseguite erano migliaia. La situazione in materia civile e soprattutto dell’esecuzione civile non è molto difforme, prova ne sia che a causa dell’arretratezza dei rimedi e della eccessiva durata dei tempi dei procedimenti, il Piano Nazionale ha dovuto escludere dalle materie del settore civile, per le quali è imposto il raggiungimento entro il 2024 della riduzione dell’arretrato, le procedure esecutive.


Anche in questo ambito ci preme ricordare che il sistema è stato inciso da “salvifiche” riforme che escludevano gli uffici preposti all’esecuzione per affidare ad altri, sempre indicati come i “migliori”, la soluzione delle criticità. Stessa sorte la digitalizzazione degli atti di notificazione e i previsti pagamenti elettronici.


Sembra che il ricorso al principio della delega, non abbia funzionato! Così come non ha funzionato negare cittadinanza digitale agli Uffici Esecuzioni degli ufficiali giudiziari addetti ai tribunali, discriminati per favorire e sviluppare il PCT. Questa è una scelta miope cui va posto immediato rimedio e le risorse del PNRR ne forniscono, ove necessario, adeguate risorse.


Se l’inefficienza si misura nell’arretrato, cui le migliori intelligenze stanno cercando di dare risposta, il fallimento si riscontra nella mancata esecuzione del giudicato. E a questo, ci sia consentito, nessuno sembra molto interessato! Ogni riforma può avere un senso razionale solo se persegue l’obiettivo di dare concretezza alle sentenze dei giudici, assicurando coerente e reale applicazione della pena, così come del giudicato.

Se l’inefficienza si misura nell’arretrato, cui le migliori intelligenze stanno cercando di dare risposta, il fallimento si riscontra nella mancata esecuzione del giudicato.

I lavoratori giudiziari (cancellieri, uffici notificazioni ed esecuzioni degli ufficiali giudiziari, penitenziari, uffici esecuzioni penale esterna, archivi notarili) restano fuori da questa riforma. Un reale progetto di lavoro e cambiamento è praticabile solo restituendo valore e dignità alla funzione giudiziaria che i dipendenti dell’amministrazione della giustizia hanno saputo da sempre assicurare. Ne è prova la pandemia in atto. Cosa sarebbe stato senza queste donne e questi uomini che hanno garantito continuità dei servizi e funzionalità degli uffici? E’ un patrimonio umano e professionale a cui non si può rinunciare.


La giustizia ha bisogno di investire in una nuova cultura dell’efficienza dove le risorse non siano viste
come spreco ma come opportunità per restituire alla giurisdizione la dignità che merita. Occorre ripensare a un nuovo modello organizzativo che realizzando appieno le previsioni legali e contrattuali, rafforzi le tutele dei lavoratori e costituisca una nuova ossatura utile e necessaria all’amministrazione per il proficuo svolgimento dei compiti istituzionali compatibili con le priorità dell’attuale sistema giudiziario e con le aspettative che su di esso ripone la collettività.

La giustizia ha bisogno di investire in una nuova cultura dell’efficienza dove le risorse non siano viste

come spreco ma come opportunità per restituire alla giurisdizione la dignità che merita.


Il report di valutazione su European Judicial System 2020 della Commissione Europea per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa (CEPEJ), segnala che il sensibile arretramento dell’Italia nella classifica mondiale delle performance giudiziarie è determinato da significativi deficit organizzativi e gestionali degli uffici.


E’ questo il tempo di investire su una nuova cultura dell’organizzazione giudiziaria, ci sia consentito, non con investimenti a termine, tali sono le assunzioni a tempo determinato programmate, tanto importanti nei numeri, quanto irrilevanti alla stabilità del sistema. Il PNRR ne offre l’occasione, le ingenti risorse destinate alla giustizia vanno riallocate anche, e soprattutto, sui capitoli di riorganizzazione a sistema degli uffici.


I lavoratori della giustizia vogliono essere messi in condizione di poter combattere questa sfida a difesa della legalità, nell’interesse generale di un Paese che come e, forse più di altri, ha subito le conseguenze sociali ed economiche della pandemia.

Per fare questo dobbiamo e vogliamo riuscire a convincere la politica che investire in personale togato e amministrativo è un’opportunità, così come sono un’opportunità l’edilizia giudiziaria, la cura dei luoghi di lavoro e la formazione del personale.


Oggi, la riforma proposta dalla Ministra Cartabia è all’attenzione del Parlamento. I fattori critici del sistema giustizia evidenziati dagli organismi europei impongono interventi correttivi di cui siamo certi i Sig.ri parlamentari sapranno farsi carico. E’ per questo che chiediamo loro di promuovere, in occasione della discussione della riforma, lo stanziamento delle risorse necessarie ad assumere personale a tempo indeterminato, a garantire informatizzazione e digitalizzazione, ma anche nuovi investimenti.


Si pensi, a titolo esemplificativo, per coerenza alle premesse, agli interventi necessari sul mondo dell’esecuzione penale intramuraria (adulti e minori), a quanto possano risultare centrali, nella prospettata e condivisa concezione del modello sanzionatorio ultra murario, gli Uffici Esecuzione Penale Esterna e Uffici del Servizio Sociale per Minorenni. E quanto risulterebbe necessario allocare, diversamente da quanto avvenuto, le risorse per realizzare quel mutamento culturale delle professionalità ad essi riservate per la realizzazione di un sistema in cui l’esecuzione della pena possa offrire realmente opportunità di recupero, di rieducazione e di risocializzazione, da tutti auspicate.


Si pensi a quanto terreno vada recuperato nel settore dell’esecuzione forzata degli Uffici Esecuzioni dei tribunali “in ragione della centralità della realizzazione coattiva del credito ai fini della competitività del sistema paese”, dei processi di digitalizzazione da cui sono stati esclusi, dall’attuazione delle norme processuali in materia di accertamento del patrimonio dei debitori, realizzato negli altri Paesi Europei fin dal 2008.

Il personale degli uffici giudiziari, del sistema penitenziario per adulti e minori e degli Uffici Nep rappresenta una grande opportunità di competenze e dedizione che va motivato e valorizzato.


Il personale degli uffici giudiziari, del sistema penitenziario per adulti e minori e degli Uffici Nep rappresenta una grande opportunità di competenze e dedizione che va motivato e valorizzato.
Vanno estese a tutti le medesime opportunità digitali, superando le discriminazioni evidenziate al fine di poter realizzare, insieme, un sistema giudiziario produttivo e più competitivo. Tutti, le forze governative, gli Onorevoli parlamentari, sono chiamati a valutare e a proporre modifiche che vadano in questa direzione per restituire al nostro Paese il posto che merita nello scacchiere giudiziario europeo e, soprattutto, la possibilità di una crescita economica sostenibile ed inclusiva, capace di ridurre le troppe diseguaglianze sociali aggravate dalla pandemia.


Nel ringraziare per l’attenzione,
si porgono distinti saluti.

Massimo Battaglia

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