«Mentre la politica si occupa del caso Cospito, i tribunali, le carceri e gli uffici Unep sono al collasso. Siamo stanchi di essere la cenerentola del pubblico impiego». Per il segretario generale Confsal-Unsa, Massimo Battaglia, la misura è colma. Proclamato, da parte della prima sigla sindacale del comparto giustizia, lo stato di agitazione delle lavoratrici e dei lavoratori del settore. Sempre Massimo Battaglia: «Da troppo tempo chiediamo al governo di aprire un tavolo negoziale sul contratto integrativo e sui mancati adempimenti del Ccnl 2019/2021. Da troppo tempo chiediamo risposte urgenti e concrete sul salario accessorio, in ritardo di 3 anni. Sempre da troppo tempo denunciamo le gravi carenze di personale che penalizzano il funzionamento della macchina giudiziaria e chiediamo attenzione al personale e all’efficienza del dicastero». Richieste che fino a oggi sono rimaste inascoltate. «Purtroppo, mentre la politica dorme sonni tranquilli, il cittadino e i lavoratori vivono una situazione annosa, fatta di aspettative di cui nessuno sembra volersi fare carico», sottolinea il segretario generale.
Le richieste
Da qui la decisione di avviare lo stato di agitazione, anche a fronte della mancata convocazione delle parti sociali. «Mentre l’inflaziona galoppa – aggiunge Battaglia – gli organici striminziti e mal retribuiti del comparto giustizia e dell’esecuzione penale sono ormai al collasso. Per non parlare delle progressioni economiche e di carriera, annunciate da tutti i governi e ancora irrealizzate. Ecco perché abbiamo deciso di aprire lo stato di agitazione e siamo pronti a mobilitare i lavoratori e le lavoratrici». Insomma, la situazione è tesa. «Chiediamo al governo quell’attenzione che finora è stata negata a noi e a tutti quei cittadini che chiedono una giustizia più moderna, più efficiente, più europea. Si tratta soprattutto di una questione di civiltà e di rispetto e, se le cose non dovessero cambiare, siamo pronti a scendere in piazza molto presto per far sentire la nostra voce».
La situazione
Nei tribunali, e in tutto il comparto giustizia, una delle maggiori criticità riguarda la presenza del personale amministrativo, ancora palesemente sottodimensionata rispetto alle previsioni delle piante organiche. Nonostante le assunzioni attuate con le recenti procedure di reclutamento dei direttori e degli assistenti giudiziari, la scopertura della dotazione nei vari uffici non si è sostanzialmente ridotta rispetto a prima. Per esempio, al Tribunale di Roma supera largamente la soglia del 30%. Pesa l’ondata di collocamenti a riposo e il fenomeno delle dimissioni: i concorsisti restano in servizio per pochi mesi prima di optare per altri posti di lavoro pubblici più sicuri e meglio remunerati.
