Spending review non mi piaci tu. Giorgetti contro tutti. Il Cdm di domani rischia di trasformarsi in uno scontro alla “Mezzogiorno di fuoco”. Dalla Funzione pubblica agli Interni, dalla Sanità alla Difesa, sono diversi i ministeri che dicono no alla “dieta” giorgettiana e che si rifiutano di prendere in mano le forbici come richiesto dal Tesoro. Domani il governo deve dare via libera al Documento programmatico di bilancio e trasmetterlo a Bruxelles entro la mezzanotte. Per il 2025 il Mef punta a 4 miliardi di tagli (3 agli stanziamenti di bilancio e 1 miliardi sui residui passivi). «Faremo fare sacrifici a ministeri ed enti pubblici», ha avvertito Giorgetti nei gironi scorsi. E ancora. In assenza di proposte concrete da parte dei dicasteri, ha avvertito il titolare dell’Economia, «sarò io a fare la parte del cattivo». Le priorità della manovra sono ormai note: tra queste rientrano la conferma del taglio del cuneo fiscale per i redditi fino a 35.000 euro, un pacchetto di aiuti per le famiglie numerose, la sanità e il rinnovo dei contratti della pubblica amministrazione. E, a proposito di Pa, dal 2025 andrà garantito nei conti pubblici il recupero dell’inflazione, ovvero un aumento degli stipendi del 2 per cento l’anno nel triennio.
La strategia
L’equazione è semplice. «Se non vogliamo aumentare le tasse, e si vogliono ridurre, in automatico bisogna diminuire le spese», ha spiegato il ministro Giancarlo Giorgetti. Ad essere chiamati in causa sono, quindi, anche i ministri e tutti quegli enti, economici e non, che ricevono soldi pubblici. I soldi utilizzati per progetti inutili, questo il Giorgetti pensiero, meglio che vengano spesi per altro, per il taglio del cuneo per esempio, o per aiutare le famiglie con figli piccoli. Via dunque tutte le spese che possono essere considerate sprechi. Sempre Giorgetti: «I ministeri e tanti enti pubblici, anche non economici, che vivono di contributo pubblico, devono rendersi conto che ogni euro che spendono è un euro che tolgono ai cittadini e alle imprese che pagano le tasse». Con le sforbiciate ai bilanci dei dicasteri, come già detto, il governo punta a reperire circa 3 dei 25 miliardi di cui sarà composta la legge di bilancio.
Scadenze
Per il governo Meloni questa è una settimana di fuoco. Una volta trasmesso a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio (documento in cui i governi Ue sintetizzano il proprio progetto di bilancio per l’anno successivo), sarà il turno della legge di bilancio, attesa in Parlamento entro il 21 ottobre. Siamo al rush finale. Inoltre il 18 ottobre l’Italia sarà sottoposta al giudizio delle agenzie di rating Fitch e Standard&Poor’s, un esame cruciale per un Paese il cui debito è previsto in salita fino al 137,8% nel 2026.
