Fisco e dipendenti pubblici: novità in arrivo. Buste paga più leggere per gli statali che hanno debiti importanti con l’erario. La manovra amplia il perimetro della lotta all’evasione e mette nel mirino i lavoratori dello Stato che hanno cartelle in sospeso con il Fisco per un ammontare di almeno 5 mila euro. I morosi si vedranno bloccare in automatico il pagamento di una parte dello stipendio. Lo prevede una norma spuntata un po’ a sorpresa in manovra. Ma quanti sono gli statali che non sono in regola con i pagamenti e che hanno pendenze con il Fisco? I numeri sono più grandi di quanto ci si potrebbe aspettare. Già perché stando alla relazione tecnica che accompagna la legge di Bilancio ammonterebbero a ben 250 mila i dipendenti pubblici che hanno un debito non saldato con l’Agenzia delle Entrate superiore ai 50 mila euro.
Paletti
La scure anti-evasione non si abbatterà però su tutti i dipendenti pubblici in ritardo con i versamenti. La norma fissa alcuni paletti. Quali? Innanzitutto, il blocco di una parte dello stipendio riguarderà soltanto chi ha una retribuzione superiore a 2.500 euro mensili. Dunque chi percepisce uno stipendio al di sotto di questa soglia non corre nessun pericolo, almeno per il momento. Altro limite: a chi guadagna di più potrà essere pignorato un settimo dello stipendio, non oltre. Quindi un dipendente pubblico che guadagna 3.500 euro e ha debiti con il Fisco per più di 5.000 euro subirà un “prelievo” mensile pari a 500 euro. A chi guadagna 2.500 euro verrà pignorato invece un decimo dell’importo in busta paga.
La platea
Sempre secondo la relazione tecnica che accompagna la legge di Bilancio sono 30 mila gli statali che hanno cartelle non saldate per oltre 5mila euro e che guadagnano in media 3.500 euro al mese. Poi ci sono 150 mila dipendenti dello Stato che guadagno in media 1.500 euro al mese, ma che con la tredicesima arrivano a superare il tetto dei 2.500 euro di stipendio, e che dunque risultano “aggredibili”. Nel loro caso, come detto, il limite del pignoramento è di un decimo dello stipendio, sarebbe a dire 150 euro al mese in media. Si stima, tuttavia, che solo due dipendenti su dieci non aderiranno spontaneamente ai piani di rientro proposti dall’Agenzia delle Entrate. Perciò, alla fine della fiera, la tagliola dovrebbe impattare solo su 36 mila dipendenti. A ogni modo c’è tempo per mettersi in regola. La misura infatti diventerà operativa dal 2026. Intanto nel periodo gennaio-luglio 2024 la lotta all’evasione ha fruttato due miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2023. Il gettito derivante dall’attività di accertamento e controllo, ha comunicato il Mef, si è attestato a 8.441 milioni (+32,0%).
