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Massimo Battaglia: «Subito lo sblocco dei contratti»

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Una campagna elettorale estiva non si era mai vista. E’ scivolata via come acqua sulla pelle delle famiglie alle prese con il caro energia, con l’inflazione galoppante, con le retribuzioni ferme e con le preoccupazioni di un inverno che si preannuncia difficile. La Pubblica amministrazione è rimasta quasi totalmente fuori dal dibattito elettorale. Nei dibattiti politici si è parlato di un piano straordinario di 300 mila assunzioni. Ma è apparsa piuttosto una risposta al Reddito di cittadinanza. Per il resto, nei programmi dei partiti, si è parlato soprattutto di digitalizzazione e sburocratizzazione. La pubblica amministrazione e i suoi dipendenti, sono nuovamente descritti come un intralcio alla libertà d’impresa. Sembrano insomma, passati secoli da quando, durante la pandemia, medici, infermieri, poliziotti, erano stati definiti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i volti della Repubblica. Ma in realtà di anni ne sono passati appena due. Se i partiti dimenticano il pubblico impiego, allora forse val la pena ricordare a tutti, e a chiunque salirà a Palazzo Chigi, quali sono alcune emergenze che riguardano i dipendenti dello Stato che andranno affrontate con somma urgenza.

I CONTRATTI

A fine 2022 si sta concludendo la stagione contrattuale che riguarda il triennio 2019-2021. Fuori tempo massimo come sempre accade. Solo le Funzioni centrali hanno ricevuto gli aumenti. Sanità (a proposito delle celebrazioni degli infermieri durante il Covid), Enti locali e Scuola, sono ancora fermi. I primi due bloccati al Mef, l’ultimo in attesa di maggiori risorse in modo da rendere più dignitosi gli stipendi degli insegnanti ancora relegati alle ultime posizioni delle classifiche europee. La vera emergenza però è un’altra. Con l’inflazione al 9,1% il contratto 2022-2024 va rinnovato subito. Non si possono aspettare altri tre anni. E vanno trovate le risorse necessarie per permettere di recuperare potere di acquisto ai dipendenti pubblici che, vale la pena sempre ricordarlo, hanno avuto gli stipendi bloccati per 10 anni. Servono almeno 10 miliardi di euro. Auspicabilmente nella prossima legge di Bilancio.

LE ASSUNZIONI

La Pubblica amministrazione dopo 12 anni di blocco del turn over è ridotta ai minimi termini. Gli uffici sono scoperti. L’età media dei dipendenti ha superato i 50 anni. I carichi di lavoro, in molte articolazioni delle amministrazioni, sono diventati insostenibili. Serve nuova linfa. L’ultimo ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, aveva promesso di portare in un decennio i dipendenti pubblici da 3 a 4 milioni. Benvenga. Ma in campagna elettorale di questo si è discusso poco o nulla. Anche perché c’è un problema che nessuno sembra voler affrontare dal lato giusto: il pubblico impiego sta perdendo attrattività per le giovani generazioni. Ai concorsi non di rado partecipano più 40-50 enni che 20-30 enni. E sempre più spesso chi risulta vincitore rinuncia a prendere servizio. Retribuzioni e percorsi di carriera pubblici non riescono a competere con il privato. Soprattutto per i profili più specializzati. Nei nuovi contratti è stata introdotta una quarta area per le alte professionalità, va attivata al più presto. Ma è solo un primo passo. Altri ne serviranno.

LA VERGOGNA DELLE LIQUIDAZIONI

Chi va in pensione deve vedersi pagata la sua liquidazione immediatamente. Senza se e senza ma. Ritardare fino a sette anni il pagamento del Tfs e del Tfr è una vergogna nazionale. E’ il sequestro del risparmio dei dipendenti pubblici. E’ probabile, e molto, che la Corte Costituzionale chiamata di nuovo a decidere su questa vicenda, ne sancirà l’illegittimità. Una classe politica e un governo che si rispettino però, non può aspettare il giudizio della Consulta. Bisogna agire subito, sin dal primo consiglio dei ministri. Sono soldi dei dipendenti pubblici e sono soldi che servono a fine carriera ad aiutare un figlio, ad estinguere un mutuo, ad affrontare cure costose. La liquidazione va pagata subito. Punto.

30 Settembre 2021 – Massimo Battaglia, segretario generale Unsa – Montecitorio, Roma.

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