Il cantiere della prossima manovra è aperto. Sul tavolo sono arrivate anche le richieste del ministero della Pubblica Amministrazione. Nel 2024 il titolare della Funzione pubblica, Paolo Zangrillo, aveva portato a casa 11 miliardi per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Una somma adeguata, per la prima volta, a garantire la continuità contrattuale nel settore. Quest’anno la cifra richiesta da Palazzo Vidoni per proseguire la sua azione riformatrice si attesterà su livelli certamente più bassi, come è naturale che sia. Questo non significa però che al pubblico impiego non sarà riservato uno spazio centrale nella prossima legge di Bilancio.
Detassazione
Il ministro Paolo Zangrillo pensa a una serie di misure a favore del pubblico impiego che potrebbero essere utili sia al prossimo rinnovo dei contratti sia a rafforzare la politica del merito nelle amministrazioni. Si ragiona sulla possibilità di detassare i premi di produttività nel settore pubblico, replicando quanto da anni avviene nel privato, dove vige un’aliquota agevolata del 5 per cento sui premi corrisposti ai dipendenti con un valore compreso entro i 3 mila euro. In media i lavoratori pubblici ricevono premi con un valore che si attesta intorno ai 1.200 euro annui. A percepire questi premi sono nella Pa 2,6 milioni di dipendenti. L’idea è di introdurre la detassazione a favore degli statali in via sperimentale, mettendo a disposizione delle amministrazioni un plafond definito, pari a una cinquantina di milioni di euro. In questo scenario alle amministrazioni spetterebbe il compito di verificare che gli obiettivi assegnati per erogare i premi non siano autoreferenziali, così da garantire a monte una “selezione” dei beneficiari. Nel pubblico la battaglia contro la politica del “tutti promossi” ancora non è stata vinta e sono necessari quindi degli accorgimenti speciali per rendere equa una misura come quella sulla detassazione dei premi di risultato.
Welfare
Oggi molte amministrazioni hanno difficoltà a implementare dei programmi di welfare simili a quelli del privato. Non ci sono risorse a sufficienza, dal momento che le somme che possono essere destinate a questa finalità rientrano nei tetti del salario accessorio. E così nella Pa non decollano piani sanitari e aiuti alla genitorialità, giusto per fare un paio di esempi. La proposta avanzata da Palazzo Vidoni prevede di tenere fuori dal conto del salario accessorio le risorse per i programmi di welfare, in modo da conferire maggiore agibilità finanziaria alle Pa che vogliono introdurre questi piani, anche per risultare più attrattive agli occhi dei giovani talenti in cerca di lavoro e riuscire così a strapparli alla concorrenza del privato. Nei prossimi anni un milione di dipendenti pubblici lascerà il lavoro per raggiunti limiti di età. Gli uffici delle Pa corrono il rischio di rimanere sguarniti. Per il ministro della Funzione pubblica, Paolo Zangrillo, la priorità rimane perciò quella di reclutare nel breve e medio termine più giovani possibili.
