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Il nuovo lavoro agile nella Pa: disconnessione e più controlli

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Il nuovo lavoro agile prende corpo. Se da un lato tornerà a essere marginale nella Pa, dall’altro verrà adeguatamente regolamentato nei nuovi contratti al fine di garantire il diritto alla disconnessione ma anche la qualità dei servizi erogati. Come? Attraverso la definizione di tre fasce orarie, emerge dalle bozze dei contratti in circolazione. La mattina gli statali in smart working dovranno essere operativi al 100 per cento, poi scivoleranno nella fascia della contattabilità (sarebbe a dire che potranno essere raggiunti via mail o telefono ma non dovranno essere immediatamente operativi), seguita da quella dell’inoperabilità (durante la quale non potranno svolgere nessuna attività).

Sedi esterne da autorizzare

Il nuovo lavoro agile nella Pa non prevede straordinari né trasferte. Il lavoratore dovrà garantire una connessione efficiente: in caso di problemi potrà essere richiamato subito in ufficio. Inoltre non potrà svolgere la prestazione lavorativa da remoto in qualsiasi sede: la sede esterna dovrà essere infatti autorizzata dall’amministrazione. Quindi stop allo smart working dalla casa al mare o dall’estero. C’è poi il nodo dei costi da affrontare. Le spese sostenute dai lavoratori agili (per il pranzo, per la bolletta elettrica, per la connessione) dovrebbero essere coperte da un’indennità ad hoc, onnicomprensiva, a cui l’Aran sta già lavorando.

Genitori con figli piccoli

Non tutti potranno lavorare da remoto. Al momento la regola prevede che almeno il 15 per cento degli statali che svolgono attività che possono essere smartate lavori da casa. In futuro però verranno definite le categorie di statali compatibili con il lavoro agile a cui dare la precedenza. Partiranno in pole position, per esempio, i genitori con figli con meno di 3 anni, i dipendenti portatori di handicap e quelli che assistono persone disabili. L’amministrazione, nel concedere lo smart working, dovrà tenere conto non solo del benessere dei propri dipendenti ma anche della necessità di migliorare i servizi. Ci saranno anche più controlli, pure attraverso rilevazioni del grado di soddisfazione dell’utenza: chi non assicurerà la continuità del servizio tornerà in ufficio.

L’Ocse promuove le riforme

Intanto l’Ocse, nel suo rapporto sull’economia italiana, ha giudicato in maniera fortemente positiva le riforme in atto della Pubblica amministrazione. I concorsi digitalizzati e veloci per un rinnovamento e ringiovanimento della Pa, la formazione e la gestione delle carriere che puntano alla competenza e la riorganizzazione dei processi attraverso la digitalizzazione e le semplificazioni delle procedure amministrative, sono le azioni di policy che l’Ocse individua come necessarie per aumentare l’efficienza del settore pubblico. Questa maggiore efficienza permetterà, sempre secondo gli economisti dell’istituto di Parigi, di accrescere la capacità di realizzare gli investimenti in agenda e di migliorare il business environment, rendendo l’Italia di nuovo attrattiva per gli investitori esteri.

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