Le famiglie numerose pagheranno meno tasse. Il ministero dell’Economia sta lavorando a un progetto per cambiare le regole delle detrazioni fiscali. Lo ha annunciato il ministro Giancarlo Giorgetti in un’intervista rilasciata al quotidiano Il Foglio. «Bisogna dare la possibilità a chi ha più figli a carico, a prescindere dai redditi, di pagare meno tasse, anche a costo di eliminare o rivedere alcune detrazioni fiscali rivolte alle persone che, invece, non hanno figli», ha affermato il ministro. L’intervento, stando alle stime del Tesoro, dovrebbe costare allo Stato tra i 5 e i 6 miliardi di euro.
L’allarme
Giorgetti da tempo ribadisce un concetto: «Bisogna fare di tutto per invertire il trend demografico o altrimenti la finanza pubblica non sarà sostenibile». Un fisco a misura di famiglia per il titolare del Tesoro rappresenta uno strumento chiave tramite cui far ripartire la natalità, nella consapevolezza che la crisi demografica renderà in prospettiva sempre meno sostenibili le finanze pubbliche. Sempre Giorgetti, un anno fa, in occasione degli Stati Generali 2023, aveva affermato che da qui al 2042, con gli attuali tassi di fecondità, l’Italia rischia di perdere per strada percentuali del Pil impressionanti, pari al 18%. «Ben venga la proposta di detassare le famiglie con figli avanzata dal ministro Giorgetti, che ha sempre acceso i riflettori sull’iniquità dell’attuale sistema fiscale per le famiglie», così Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità e ideatore degli Stati Generali della natalità. I nati residenti in Italia nel 2023 sono stati 379mila, con un tasso di natalità pari al 6,4 per mille (era 6,7 per mille nel 2022). La diminuzione delle nascite rispetto al 2022 è stata di 14mila unità (-3,6%). Il numero medio di figli per donna è sceso così da 1,24 nel 2022 a 1,20 nel 2023, avvicinandosi di molto al minimo storico di 1,19 figli registrato nel lontano 1995. La contrazione del numero medio di figli per donna interessa tutto il territorio nazionale. Nel Nord diminuisce da 1,26 figli per donna nel 2022 a 1,21 nel 2023, nel Centro da 1,15 a 1,12. Il Mezzogiorno, con un tasso di fecondità totale pari a 1,24, il più alto tra le ripartizioni territoriali, registra una flessione inferiore rispetto all’1,26 del 2022.
Modifiche all’assegno unico
Nell’ambito della ricognizione che il governo, a caccia di risorse per la manovra, sta facendo su agevolazioni e bonus per valutarne l’effettiva efficacia, non sono poi escluse modifiche all’assegno unico universale per i figli. Da Fdi hanno fatto sapere che la misura non verrà cancellata e che l’obiettivo è di migliorare la prestazione, a tutela delle famiglie che ne hanno più bisogno. La conferma del mantenimento dell’aiuto è arrivata, nelle scorse settimane, anche dalla premier Giorgia Meloni in un video pubblicato sul social X. La premier dice però di no alla richiesta dell’Ue di estendere l’Auu agli immigrati, perché troppo onerosa per le casse pubbliche.
