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Lavoro agile più flessibile con le nuove linee guida. Via le tre fasce orarie

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Dovevano rappresentare il meccanismo attraverso cui imbrigliare lo smart working pubblico per garantire la produttività degli statali. Ma le linee guida sul lavoro agile emanate in settimana dalla Funzione pubblica, ora in attesa del parere della Conferenza unificata, sembrano aver definitivamente mandato in soffitta l’ipotesi di istituire tre fasce orarie (la fascia dell’operatività, quella della contattabilità e quella dell’inoperabilità pensata per fare l’inchino al diritto alla disconnessione) attraverso cui disciplinare lo smart working nella Pa e chiudere la strada ai fannuloni. In realtà un depotenziamento delle tre fasce c’era già stato: nell’ultima bozza di contratto per i dipendenti delle Funzioni centrali l’obbligo è sparito. Nel documento atterrato la settimana scorsa sul tavolo della trattativa tra Aran e sindacati è scritto che il suddetto meccanismo potrà essere adotatto da parte delle pubbliche amministrazioni su base volontaria. A dirla tutta, il presidente dell’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, Antonio Naddeo, spinge dall’inizio affinché venga lasciata maggiore autonomia alle singole Pa e per un approccio più flessibile, dunque il cambio di rotta stupisce solo in parte. 

Le linee guida

L’obiettivo delle linee guida della Funzione pubblica è quello di promuovere l’orientamento ai risultati, oltre che dare indicazioni per la definizione di una disciplina in grado di garantire condizioni di lavoro trasparenti. Il miglioramento dell’equilibrio tra vita professionale e vita privata dei lavoratori dello Stato deve coincidere con il miglioramento dei servizi pubblici. Ma cosa dicono nello specifico le linee guida sullo smart working pubblico in merito ai vincoli orari da rispettare? «La prestazione lavorativa in modalità agile è svolta senza un vincolo di orario nell’ambito delle ore massime di lavoro giornaliere e settimanali stabilite dai Ccnl. Devono essere individuati periodi temporali nei quali il lavoratore non può erogare alcuna prestazione lavorativa. Tali periodi comprendono la fascia di inoperabilità, nella quale il lavoratore non può erogare alcuna prestazione lavorativa. Tale fascia comprende in ogni caso il periodo di 11 ore di riposo consecutivo». Insomma, della suddivisione in tre fasce orarie della prestazione lavorativa svolta da remoto non c’è più traccia. Resta solo un accenno alla fascia dell’inoperabilità, che è quella che deve garantire il diritto alla disconnessione. Una vittoria per i sindacati che temevano il rischio di dipendenti “always on”, sempre connessi.

Le altre novità

Il lavoro in presenza dovrà comunque essere prevalente. Andrà garantita l’adeguata rotazione del personale autorizzato alla prestazione di lavoro agile, assicurando la prevalenza per ciascun lavoratore del lavoro in presenza. «L’adesione al lavoro agile ha natura consensuale e volontaria ed è consentita a tutti i lavoratori, siano essi con rapporto di lavoro a tempo pieno o parziale e indipendentemente dal fatto che siano stati assunti con contratto a tempo indeterminato o determinato», recitano sempre le nuove linee guida. Più nel dettaglio, per le attività da remoto dovranno essere utilizzate le postazioni di lavoro fornite dall’amministrazione, in grado di garantire la protezione delle risorse aziendali a cui il lavoratore deve accedere. Infine, la clausola di salvaguardia anti-arretrati: «Per sopravvenute esigenze di servizio il dipendente in lavoro agile può essere richiamato in sede, con comunicazione che deve pervenire in tempo utile per la ripresa del servizio e, comunque, almeno il giorno prima. Il rientro in servizio non comporta il diritto al recupero delle giornate di lavoro agile non fruite». 

9 Comments

  1. Siamo gli unici, in Europa, a cui è chiesta la prevalenza della presenza, gli unici!!! Il buon senso direbbe “c’è rischio di contagio, c’è emergenza meteo, le città sono già congestionate… Oggi e domani (esempio) chi può stia a casa.”
    Invece no, si raddoppia il traffico e l’inquinamento, si dimezza l’efficienza (perché dopo il tempo buttato, l’acqua e il freddo presi, sfido chiunque a lavorare col sorriso!!!)nella speranza che andiamo a consumare nei bar e ristoranti… Vicini all’ufficio”
    Vergognatevi

  2. Tra l’altro “niente straordinari!” Ma continueremo lo stesso a farli gratis, come successo a me per oltre un anno, sennò non si concludeva niente. Ah, scusate! Visto che stavo a fare finta di lavorare da casa sono un fannullone. Se non fosse per le persone care che vivono qui tornerei a vivere all’estero, meritate quelli che passano le ore alla macchinetta del caffè.

  3. In che modo si può sviluppare un lavoro da svolgersi in smart working, se viene dato l’obbligo della prevalenza in presenza? Sindacati, dove siete???? É questo il problema principale gravissimo di queste linee guida, non gli altri fronzoli!!!!

  4. L obbligo di prevalenza del lavoro in presenza deve essere assolutamente rivisto dai sindacati e dal governo se l obbiettivo e la produttivita e poi nessuno piu parla dei risparmi ingenti che la pubblica amministrazione ricava con il lavoro da remoto o agile soldi nostri alla fine

  5. Dico una cosa, ma il personale collaboratore scolastico non viene propio considerato, e quello che si espone di più, con tesi esami, lezioni, mostre e tante tante situazioni, non viene mai nominato come mai?

  6. Ore 6:30 tangenziale di Roma bloccata dal traffico perché la gente costretta a lavorare in ufficio non prende i mezzi pubblici. Complimenti ministro! Mi raccomando giornalisti, non ne parlate!

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