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Lavoro agile, costi di connessione a carico delle Pa

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Il governo è a caccia delle risorse per pagare almeno in parte la connessione alla rete internet dei dipendenti pubblici che opereranno in smart working. La svolta è arrivata con l’approvazione il 4 novembre da parte della Camera dei Deputati di parti delle mozioni sul lavoro agile nella Pa presentate dalle forze politiche. In particolare, l’Assemblea di Montecitorio ha detto sì alla parte della mozione Costanzo e altri, numero 1-00527, in cui si chiede alle Pa di prevedere un’integrazione economica a favore degli smart worker pubblici utile a coprire parzialmente i costi delle utenze.

La mozione

In base ai testi approvati il governo risulta impegnato a «garantire la fornitura sia della dotazione tecnologica, digitale e di attrezzatura ergonomica, sia di tutti gli strumenti tecnologici idonei a garantire la più assoluta riservatezza dei dati e delle informazioni che vengono trattate dal lavoratore del settore pubblico nello svolgimento della prestazione in modalità agile». Non solo. «Andrà garantita un’integrazione salariale per l’uso della strumentazione tecnologica già in possesso del lavoratore, nonché un’ulteriore integrazione per la copertura dei costi delle utenze dell’energia elettrica, della telefonia fissa e mobile e della connessione alla rete internet».


Il nodo

Le linee guida sul lavoro agile del ministro della Pa Renato Brunetta sono ancora in attesa di venire approvate. Nella versione presentata ai sindacati le linee guida in questione prevedono che in nessun caso possa essere utilizzata un’utenza personale o domestica del dipendente per le ordinarie attività di servizi. «Si deve fornire il lavoratore di idonea dotazione tecnologica. Per accedere alle applicazioni del proprio ente può essere utilizzata esclusivamente la connessione internet fornita dal datore di lavoro». Tuttavia, la Funzione pubblica ha precisato che ciò non implica in automatico l’obbligo per le Pa di pagare le bollette per le connessioni alla rete internet degli statali impiegati da remoto. La partita si è riaperta dopo le mozioni approvate a Montecitorio.

I numeri

La questione, secondo i calcoli dell’Osservatorio sullo smart working della School of Management del Politecnico di Milano, riguarderà quasi 700mila dipendenti pubblici. L’osservatorio calcola infatti che a fine pandemia il numero di statali che abbracceranno forme ibride di smart working si aggirerà attorno alle 680mila unità. A marzo 2021, a un anno dal primo lockdown, erano 5,37 milioni gli smart worker italiani, di cui 1,95 milioni nelle grandi imprese, 830mila nelle Pmi, 1,15 milioni nelle microimprese e 1,44 milioni nella Pa, mentre nel secondo trimestre l’asticella è scesa a 4,71 milioni, con il calo più consistente nel settore pubblico (1,08 milioni).

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