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Lavoro agile, ecco come cambierà da una Pa all’altra

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L’ultima parola sullo smart working pubblico del 2022 spetta ai Piao, i nuovi Piani integrati di attività e organizzazione. Che però potrebbero slittare ad aprile. Al momento le amministrazioni pubbliche con più di 50 dipendenti sono chiamate a ultimare il documento di programmazione entro il 31 gennaio, ma non è escluso che spunti una proroga (magari ad aprile) nel Milleproroghe di fine anno. I Piao, un’innovazione introdotta dal decreto Reclutamento, raccoglieranno in un solo atto tutta la programmazione relativa alla gestione delle risorse umane, all’organizzazione del lavoro, compreso lo smart working, e alla valutazione delle performance. Insomma, nei cosiddetti piani unici, che all’inizio di questo mese hanno ottenuto il via libera della Conferenza unificata e che per il ministro Brunetta rappresentano una semplificazione destinata a imprimere una svolta importante nella Pa, confluiranno pure i vecchi Pola, i piani organizzativi per il lavoro agile voluti dal precedente governo. I Piao dovranno adattarsi però alle esigenze delle singole amministrazioni al fine di garantire la qualità dei servizi erogati. Risultato, le regole sul lavoro agile non saranno le stesse ovunque.

Smart working su misura

Le recenti linee guida sul lavoro agile della Funzione pubblica, alle quali si ispira anche il contratto per i dipendenti delle Funzioni centrali in dirittura di arrivo, hanno disegnato la cornice entro la quale si svilupperà il lavoro agile da adesso in poi, lasciando nel contempo alle singole amministrazioni un ampio spazio di manovra su questo fronte, da sfruttare nell’ambito dei Piao. Il fatto che le amministrazioni potranno decidere in autonomia, seppure nel rispetto delle linee guida del ministro Brunetta, fa sì che non tutti gli smart worker pubblici dovranno rispettare per forza gli stessi orari. Per quanto riguarda il lavoro agile, infatti, le Pa saranno libere di decidere se ricorrere o meno alla suddivisione della giornata lavorativa in fasce orarie dedicate all’operatività, alla contattabilità e all’inoperabilità. Anche la quota di dipendenti che potrà operare da remoto potrà variare da una Pa all’altra. E pure i vari sistemi di valutazione delle prestazioni lavorative rese a distanza presenteranno presumibilmente delle differenze. Nei piani saranno previsti specifici sistemi di valutazione delle performance rese da remoto: le “pagelle” terranno conto pure delle valutazioni di cittadini e imprese, che dovranno dare un voto alle prestazioni lavorative fornite in modalità agile. 

Transizione sicura

In linea di massima i Piao punteranno a garantire una transizione sicura verso il lavoro agile, senza per forza ostacolarne la diffusione. Il Piao sarà diviso in 4 sezioni (scheda anagrafica dell’amministrazione, valore pubblico, performance e anticorruzione, organizzazione e capitale umano, monitoraggio). Nella sezione “Organizzazione e capitale umano” troverà spazio la sottosezione dedicata al lavoro agile in cui verranno indicati, coerentemente con i contratti e le linee guida emanate dalla Funzione Pubblica, la strategia e gli obiettivi legati allo sviluppo di modelli innovativi di organizzazione del lavoro, anche da remoto. Nella sezione “Monitoraggio” dovranno essere definiti gli strumenti e le attività di monitoraggio, incluse le modalità di rilevazione del grado di soddisfazione degli utenti. Cosa potrebbe andare storto? Il test sui Pola, i precedenti piani organizzativi per il lavoro agile, ha dimostrato che per numerose amministrazioni la compilazione di questi documenti di programmazione equivale a un mero adempimento. Previste sanzioni per le Pa che non presenteranno i Piao: stop alla retribuzione di risultato per i dirigenti responsabili della mancata adozione del piano unico e divieto per la Pa “colpevole” di assumere e affidare incarichi di consulenza o di collaborazione. 

3 Comments

  1. Paletti, paletti, paletti… Chi vuole (e può!)lavorare da casa è sempre visto come nullafacente, l’importante è scaldare la poltrona e riempire i bar. Appena si sistemano un po’ di cose torno a lavorare all’estero, questo paese non merita niente!

  2. La prevalenza in presenza è stato un atto mascherato di efficienza per favorire il commercio a discapito della qualità della vita. Nel privato lo smart è in alternanza e non prevalente in presenza. Vergogna anche per il altro che sulla poltrona ci sia un Ministro non eletto dal popolo
    Spero venga sfiduciato quanto prima

  3. Il fatto di non dover correre la mattina a timbrare il cartellino mi ha permesso puntualità con il lavoro agile ed efficienza. Anche oltre le ore di lavoro nella tranquillità di casa ho portato a termine pratiche di liquidazione, non lasciando in sospeso un lavoro solo perché è arrivata l’ora di andare via. È questo che succede con il lavoro in presenza: finito l’orario tutti di corsa a lasciare l’ufficio. Chi critica lo smart working è chi non avrebbe nulla da fare o non saprebbe fare nulla al di fuori dell’ufficio, insomma per dirla in breve si tratta di persone che scaldano solo la sedia. Chi ha una certa mole di lavoro ha sempre da lavorare.

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