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Lavoro agile, in arrivo una pioggia di controlli nella Pa

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Arrivano le regole per il lavoro agile nel post-emergenza. I Piani integrati di attività e organizzazione (Piao) rilasciati dalle amministrazioni centrali a giugno recepiscono le linee guida della Funzione pubblica in materia di smart working e quanto stabilito dal nuovo contratto per le funzioni centrali, che per la prima volta ha disciplinato il lavoro da remoto nella Pubblica amministrazione. Dunque: controlli costanti per la valutazione delle performance, stop al lavoro da remoto in caso di aumento degli arretrati e lamentele da parte di cittadini e imprese, niente buoni pasto per chi svolge la prestazione lavorativa da casa.

I Piao

I Piani integrati di attività e organizzazione, al debutto questa estate, rispettano i confini delimitati dal nuovo contratto per i dipendenti delle Funzioni centrali, che per la prima volta ha disciplinato il lavoro agile in ambito pubblico. Il documento unico di programmazione e governance delle pubbliche amministrazioni, nel quale confluiscono, tra gli altri, i piani del lavoro agile, della performance e dell’anticorruzione, andava ultimato da parte delle pa centrali entro il 30 giugno. Gli enti locali avranno tempo invece fino alla fine di settembre.

Controlli a tappetto

Nel Piao del ministero della Transizione ecologica si legge che verranno effettuati controlli periodici ai fini della valutazione della performance organizzativa e individuale dei dipendenti che operano da remoto. Il ministero dello Sviluppo economico eseguirà dei controlli sul lavoro agile ravvicinati nel tempo. Nell’ambito di queste verifiche sarà considerato un risultato atteso e uno di eccellenza così da operare eventuali azioni di aggiustamento. Anche il ministero del Lavoro è a favore di un monitoraggio continuo e annuncia che metterà in piedi un processo di controllo ad hoc per valutare questo nuovo modo di lavorare nel tempo.

Stop ad arretrati e buoni pasto

I Piao delle diverse amministrazioni prevedono anche la messa a punto di programmi per lo smaltimento del lavoro arretrato nel caso in cui il ricorso allo smart working dovesse portare a un peggioramento della qualità del servizio erogato. C’è poi la questione dei buoni pasto. Già perché il contratto per i dipendenti delle funzioni centrali non prevede l’erogazione dei ticket agli statali che accettano di lavorare in smart working. Il Piao del ministero dell’Istruzione è inflessibile su questo punto: «Nelle giornate in cui la prestazione lavorativa viene svolta in modalità agile non viene erogato il buono pasto».

8 Comments

  1. Per quanto riguarda la Giustizia, mai dati buoni pasto in smart working anzi nel tribunale penale, impossibile fare lo Smart, per i programmi che non funzionano.

  2. Ma che stop e stop ai buoni pasto!!!….chi li ha mai visti in smart!..tutto questo è una buffonata cosmica che solo noi italioti riusciamo a mettere in piedi!…tante storie e tante chiacchiere!…io sono un impiegato della P.A. (poveroammè), ed anche soggetto fragile…..ho lavorato da casa assurgendo a ruolo superiore al mio….ho fatto l informatico (di ruolo sono ausiliare, ma in realtà sono un informatico con 45 anni di esperienza), e buoni pasto nn ne ho visti!…anzi, la corrente, la linea a 100 mega, il consumo del materiale informatico e quant’altro, sono stati tutti a carico mio!.😡…e come a me, a tutti gli altri!!😡😡….si dovrebbero vergognare!…dopo aver risparmiato un sacco di quattrini, tentano di dire che nn ci sono i fondi!!…ma de che?….dovrebbero mettere il tappeto rosso a chi si prende l impegno di lavorate da casa!😡…e poi, controllassero chi produce più da casa o da un uffico insieme ad altre persone, con invidie scaramucce, bullismo, bossing e quant’altro …senza dimenticare il..”non fare un cazzo”…dai!!!!!

  3. Controlli a tappeto?!?!
    Perché, nel periodo della pandemia, le valutazioni per le performance non esistevano?
    È chiarissima la “non volontà” allo smart working!

  4. Premesso che chi ha problemi è giusto che svolga la sua attività lavorativa in Smart working, ma gli altri Fateli rientrare al lavoro, perché il loro lavoro in ufficio lo fanno i colleghi, o si crea arretrato nella pubblica amministrazione visto che in tanti uffici specialmente quelli della giustizia il lavoro manuale è ancora prevalentemente.

  5. Io sono stato in smartworking durante il periodo pandemico in quanto lavoratore fragile. Volevo solamente dire che da casa ho lavorato più che in ufficio e per di più Sonia stato costretto a svolgere compiti fuori dal mio mansionario, nessun buono pasto, nessun rimborso spese per luce, linea a 100 mb e dispositivo informatico personale. La domanda nasce spontanea: continuerò con lo smartworking anche quest’anno? Non ci penso proprio poiché invece di incentivare chi è in smartworking per carico di lavoro eccessivo e per le mansioni superiori svolte, vengono premiati chi è in presenza e fanno straordinari a iosa senza alla fine.produrre niente ho dovuto io da casa avviare tutte le procedure da remoto il collega ha fatto solo la presenza e si è preso pure lì straordinario? La porcata che chi era in smartworking non gli sarebbero stati riconosciuti ore di straordinario però i dirigenti e i colleghi ti chiamavano H24 ragion per cui non farò più lo smartworking.

    • Concordo con tutti… Siamo stati sfruttati fino all’osso… Usando tutte le tecnologie di casa compreso cellulare per chiamare i cittadini… Mai visto un soldo e nessun grazie

  6. Dove sta il problema dei controlli? proprio perchè è digitale è tracciabile quantitativamente e qualitativamente perchè ogni atto, ogni spostamento assegnazione o modifica ha un nome

  7. buoni pasto mai visti, ma non cosumando corrente e usando pc di casa e non nella postazione al lavoro un rimborso anche poco più che simbolico no?

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