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Le nostre Faq sul nuovo lavoro agile. Cosa cambierà tra pubblico e privato

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Smart working nel pubblico e nel privato a confronto: chi può accedervi, come, per quanto e con quali diritti? Queste le principali domande che si fanno i lavoratori, ora che il periodo emergenziale è passato e governo e sindacati sono al lavoro per normare lo smart working nell’ordinario. In campo ci sono una bozza di protocollo per il settore privato, presentata dal ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ai sindacati; e una bozza di linee guida per il settore pubblico approntata dal ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta. Vediamo allora come sarà il lavoro agile nel futuro di aziende e Pubblica aministrazione.

1– Tutti potranno lavorare in smart working?

Sia nel pubblico che nel privato, compatibilmente con le esigenze organizzative delle singole aziende o P.a., si prevede che l’adesione al lavoro agile abbia natura consensuale e volontaria e sia consentito a tutti i lavoratori. Questo però dovrà essere compatibile con il tipo di lavoro: non potranno lavorare in smart working, ad esempio, i dipendenti destinati a operazioni di front office, che hanno turnazioni, o quelli che utilizzano strumentazioni che non possono essere spostate dall’azienda/ufficio. Per il resto, nel privato il protocollo sul lavoro agile predisposto da Orlando prescrive che le aziende provvedano – per quanto possibile – a facilitare l’accesso al lavoro agile per i lavoratori in condizioni di fragilità e di disabilità, oltre che a chi ha figli. E le linee guida di Brunetta prevedono un accesso facilitato ai lavoratori “in condizioni di necessità”.

2- Il datore di lavoro potrà obbligare a lavorare in smart working?

No. E questo vale sia per il lavoro privato che per quello pubblico. Le bozze di linee guida in entrambi gli ambiti specificano che l’adesione al lavoro agile dovrà essere su base volontaria e subordinata alla sottoscrizione di un accordo individuale (cosa non richiesta con lo stato d’emergenza). La bozza di protocollo per il lavoro privato specifica che il rifiuto da parte del lavoratore non potrà costituire giusta causa di licenziamento, né rappresentare motivo di sanzione disciplinare.

3 – In caso di lavoratore che sceglie il lavoro agile, questa condizione sarà “per sempre”?

No. Sia il lavoratore che l’azienda/pubblica amministrazione potranno recedere dall’accordo individuale. Ogni singolo accordo, inoltre, dovrà innanzitutto definire la durata del periodo in lavoro agile, che potrà essere a termine o anche a tempo indeterminato. Per il settore pubblico le linee guida approntate dal Governo prevedono proprio che il lavoro agile sia “a rotazione” tra i dipendenti di ogni singola P.a., che dovrà comunque sempre garantire “l’invarianza dei servizi resi all’utenza” e “la prevalenza per ciascun lavoratore del lavoro in presenza”. Il che significa, ad esempio, che ogni dipendente di un certo ufficio pubblico potrà lavorare solo 2 giorni su 5 a settimana in smart working, e in alternanza con i propri colleghi.

4 – Lo smart working prevederà orari come in ufficio?

Sia nel pubblico che nel privato, lo smart working sarà sinonimo di lavoro che si caratterizza per l’assenza di un preciso orario di lavoro e per l’autonomia nello svolgimento della prestazione. Il che prevederà comunque l’individuazione di fasce orarie di connessione, e assolutamente una fascia di disconnessione nella quale il lavoratore non sarà tenuto a erogare la prestazione lavorativa. Per il privato questa fascia avrà una durata di 11 ore, come nel lavoro d’ufficio. Si avrà poi diritto a permessi, malattia, ferie. La bozza di linee guida per gli statali prevede anche un’altra tipologia di lavoro non in ufficio, ovvero il lavoro da remoto che, a differenza dello smart working, dovrà essere svolto necessariamente da un luogo fisso (ad esempio casa), messo in sicurezza dalla propria amministrazione, e con i vincoli d’orario che si avrebbero in ufficio.

5 – E se il pc o la linea che si usa hanno un guasto?

In questo caso entrambe le normative prescrivono che i lavoratori lo debbano comunicare in ufficio il prima possibile. Nel pubblico – così almeno prevede la bozza di linee guida – il capo potrà richiamare d’ufficio il lavoratore in sede. Nel privato si prevede che il dipendente e il datore di lavoro concordino le modalità di completamento della prestazione lavorativa, compresa la possibilità di rientrare presso i locali aziendali.

6 – Cambierà qualcosa in busta paga?

No. Chi lavorerà in smart working non avrà variazioni di stipendio. Ma, sia nel pubblico che nel privato, quando si lavorerà in smart working non si avrà diritto agli straordinari. Nel protocollo per le aziende private viene specificato che lo svolgimento della prestazione in modalità agile non dovrà inoltre incidere sugli elementi contrattuali in essere, come livello, mansioni, inquadramento professionale e non potrà impedire l’avanzamento di carriera.

7 – Chi fornirà gli strumenti per lavorare?

Le linee guida abbozzate da Brunetta prevedono che gli statali non potranno lavorare in smart working con la propria strumentazione, ma dovrà essere obbligatoriamente la propria amministrazione a fornirla, così come dovrà provvedere alla connessione e all’accesso da remoto delle proprie applicazioni. Nel privato, la bozza di protocollo di Orlando prevede che sia l’azienda, in via prioritaria a fornire la strumentazione tecnologica e informatica necessaria allo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità agile e a pagare le spese di manutenzione e di sostituzione della strumentazione fornita. Si specifica anche, però che le parti potranno anche concordare l’utilizzo di strumenti tecnologici e informatici propri del lavoratore.

4 Comments

  1. Il periodo emergenziale non è finito. Anzi. E i lavoratori pubblici sono in balia dei loro superiori per la richiesta dello smartworking. E per le quarantene (in alcuni casi ripetute) dei figli? Ferie o congedo al 50%. Grazie ministro Brunetta

  2. Perfettamente d’accordo con il collega….lo stato di emergenza non è finito anzi ora si rischia anche di più e mettiamo a rischio le nostre famiglie all’interno delle quali ci possono essere soggetti fragili o fragilissimi. Viene adottato un comportamento come se tutto fosse passato ma dovete ammettere che non è così e che comunque, caro Ministro Brunetta, la responsabilità che vi assumete a farci lavorare tutti in presenza è veramente grande! Speriamo che vada tutto bene!!!!

  3. Ma come si fa a dichiarare superato lo stato di emergenza visti i casi evidenti di diffusione del virus ?
    E soprattutto quale ufficio pubblico è pronto a ricevere tutti gli impiegati garantendo gli spazi di sicurezza ?
    Io, come soggetto fragile, mi opporrò con tutti i mezzi a ritornare in presenza.

  4. È sufficiente un caso di positività in classe o in piscina ecc e tutta la struttura viene chiusa x 2 settimane, noi mamme lavoratrici come possiamo garantire la presenza quando tutto è ancora indefinito? epure inneggiano alla fine dello stato di emergenza ed al rientro completo 🤦‍♀️🤷‍♀️😡

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