La guerra in Medio Oriente continua a incidere in negativo sul Tfs degli statali. Aumentano ancora i tassi di interesse applicati dalle banche sugli anticipi del Trattamento di fine servizio e fine rapporto ai dipendenti pubblici. Questi tassi sono il risultato della somma del rendistato e dello spread, che è sempre pari allo 0,5%. Il rendistato generale, indice che fotografa il rendimento di un paniere di titoli di Stato, ad aprile ha fatto un ulteriore scatto in avanti, portandosi al 3,435 punti, dai 3,345 punti di marzo. A febbraio, quando il conflitto non era ancora esploso, il rendistato era sceso sotto la soglia dei 3 punti. Per ritrovare un valore così alto come quello rilevato ad aprile, bisogna tornare indietro di due anni: a luglio 2024 il rendistato toccò i 3,5 punti, per poi imboccare una fase discendente. Il rendistato per fasce di vita residua si colloca, sempre ad aprile, tra 2,646 punti (per la fascia di vita più corta) e 4,479 punti (20 anni 7 mesi e oltre).
Scenario
Se gli statali si rivolgono alle banche, e sono persino disposti a pagare una “tassa” onerosa oltre che ingiusta per ottenere subito dei soldi che spettano loro di diritto, è perché l’Inps impiega anche più di 5 anni per corrispondere la liquidazione ai lavoratori della Pa cessati dal servizio. In caso di conflitto prolungato in Medio Oriente, il rendistato continuerà ad aumentare. Il che rende ancora più urgente trovare una soluzione per superare il meccanismo del pagamento differito e rateizzato della buonuscita dei dipendenti pubblici. La Consulta ha chiesto al governo di intervenire. I giudici, che già in passato si erano espressi contro il pagamento differito del Tfs/Tfr in ambito pubblico, si pronunceranno sulla legittimità costituzionale di tale meccanismo a gennaio del prossimo anno, a meno che non venga trovata entro allora una soluzione che allinei i tempi di erogazione della buonuscita dei dipendenti pubblici a quelli in vigore attualmente nel privato.
Ultimatum
Insomma, entro il 14 gennaio 2027 dovrà essere adottata una riforma strutturale che pianifichi la completa eliminazione di ogni meccanismo dilatorio nel pagamento del Tfs/Tfr ai dipendenti pubblici. La Corte Costituzionale, con l’ordinanza numero 25, depositata il 5 marzo, ha rilevato infatti che, nonostante i moniti espressi con le sentenze numero 159 del 2019 e numero 130 del 2023, sollecitate dai ricorsi della Confsal-UNSA, non è stato ancora avviato «in modo sostanziale» quel processo di graduale ma completa eliminazione dei termini per il riconoscimento delle spettanze oggetto delle pronunce. Oggi, per un prestito di 45 mila euro – è questa la somma massima richiedibile da parte degli statali che si rivolgono alle banche per ottenere un’anticipo del Tfs o del Tfr – si pagano intorno ai 2.000 euro di interessi.
