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Oliviero Mazza: «No all’ufficio del processo, più magistrati»

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«Vogliamo ridurre del 25% la durata dei processi? La soluzione è aumentare del 30% l’organico dei magistrati ordinari, con un concorso straordinario per 3mila giudici. Abbandonando la tentazione della fuga dal processo e l’idea di arruolare a termine un esercito di neolaureati per coadiuvare i giudici. In questo modo si potrebbero veramente avere processi di durata ragionevole ma giusti». Questo il ragionamento che fa l’avvocato Oliviero Mazza, professore ordinario di Diritto processuale penale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Se da una parte critica apertamente una parte della bozza di riforma Cartabia del procedimento penale, dall’altra offre la sua proposta di soluzione.

Riforma del processo penale: per il Governo una delle riforme cardine per far ripartire l’Italia e a cui lega le risorse europee del Pnrr. Cosa ne pensa?

Partirei da una considerazione: in questa situazione i fondi del Next Generation Eu non sono condizionati alla riforma della giustizia. Quantomeno non alla riforma della giustizia penale. Quindi sgancerei il tema del Recovery dal tema della riforma della giustizia penale. 

Il problema dei tempi esiste. Cosa serve secondo lei per affrontarlo?

Non bisogna tanto intervenire sul versante normativo, che si è già spremuto all’inverosimile. Anche la bozza di riforma Cartabia, su questo frangente, cerca mille alternative al processo e alla fine, per raggiungere l’obiettivo del contenimento dei tempi, la soluzione individuata sembra quella di non farli i processi. Credo che l’obiettivo debba, invece, essere quello di avere giusti processi di durata ragionevole. Quello che mi sembra di leggere nella proposta governativa è invece un processo di durata ragionevole purché sia. Questo approccio non mi convince. 

Gli interventi fatti finora non bastano? 

Diciamo che abbiamo finora cambiato più volte modello alla nostra autovettura, che metaforicamente sarebbe il processo penale: quindi siamo passati idealmente da una Fiat 500 a una Ferrari. Il problema è che questi modelli, continuamente aggiornati e rivisti dal legislatore, non funzionano. Per una ragione banalissima: sono delle autovetture senza la benzina. 

E qual è questa benzina?

La benzina è investire risorse economiche nelle risorse umane, ovvero sull’organizzazione giudiziaria. Abbiamo un comparto della magistratura ordinaria che è essenzialmente bloccato da 30 anni: siamo sempre attestati attorno alle 9mila unità. 

E come mai? 

La magistratura è un corpo unitario, di fatto a numero chiuso, per ragioni che riguardano, io ritengo, uno spirito di chiusura corporativa per cui non si vuole allargare troppo l’accesso. 

Nel decreto sul reclutamento in discussione al Senato è prevista l’assunzione di 16.500 persone per l’ufficio del processo. Che cosa ne pensa?

Sarebbero gli aiutanti dei giudici. Ma non sono il personale amministrativo, sono dei laureati in giurisprudenza che ambirebbero a fare i giudici, ma che non hanno i titoli per farlo perché non hanno ancora superato il concorso per entrare in magistratura. E quindi si affiderebbe a questo personale non adeguatamente preparato il compito di coadiuvare i giudici. Nella bozza di ddl delega non si permette al giudice di delegare le proprie funzioni a questi soggetti, ma di fatto sarà così. Perché, considerato che le udienze questi neolaureati non le possono tenere, l’unica attività che potranno svolgere sarà quella di aiutare il giudice nella predisposizione delle sentenze e dei provvedimenti. L’ufficio del processo è in questo senso una soluzione ipocrita, perché si prende atto del vero problema, e cioè che bisogna ampliare il numero dei giudici, ma non lo si vuol fare e allora si assumono degli pseudo giudici. E’ una toppa che si vuole mettere per coprire il buco d’organico nella magistratura. Non è questa la soluzione corretta. 

Quali rischi ravvisa? 

Il rischio maggiore per me è quello di far svolgere funzioni, che la Costituzione riserva ai giudici, a personale che non ha i titoli per esserlo. Quindi i cittadini devono essere resi edotti del fatto che le questioni da cui dipende la loro libertà personale – e parlo del penale – saranno decise da persone che non hanno i titoli per fare i giudici. 

Quale sarebbe invece la soluzione corretta? 

La soluzione corretta al problema sarebbe ammettere che il Paese è fortemente cambiato negli ultimi 30 anni, la popolazione è aumentata e con essa anche il numero dei reati, come è aumentato il numero di avvocati in proporzione alla popolazione. L’unica cosa che non è cambiata è il numero dei magistrati. E’ quindi evidente che lì c’è l’imbuto che blocca il sistema giudiziario: perché più magistrati significa più udienze, la possibilità di celebrare più processi e quindi di celebrarli in tempi ragionevoli. Non contando che oggi gran parte del sistema giudiziario poggia sulle spalle dei giudici onorari, ovvero avvocati chiamati a svolgere il ruolo di giudici, o di pubblici ministeri. Questi soggetti è 20 anni che svolgono un ruolo di supplenza della magistratura ordinaria, con risultati spesso nemmeno troppo apprezzabili. Anche in questo caso, bisognerebbe affrontare il tema e dire: noi possiamo continuare a fondare il sistema giudiziario sulla magistratura onoraria perché vogliamo sempre mantenere invariato il numero dei magistrati ordinari? 

Concretamente cosa bisognerebbe fare? 

Ora, con il Next Generation Eu, le risorse economiche per avere più magistrati ci sono, e se non vengono impiegate in questo momento io credo che sarà veramente un’occasione irripetibile. Bisogna bandire un concorso straordinario per magistrati ordinari, che potrebbe anche regolarizzare la posizione dei tanti giudici onorari che da 20 anni sono di fatto i supplenti dei giudici ordinari. 

Di quanti magistrati ordinari in più avremmo bisogno?

Dovrebbero essere almeno un terzo in più. Il ministro Cartabia vuole ridurre del 25% la durata dei processi? La soluzione è aumentare del 30% il numero dei magistrati. Se noi da 9mila riuscissimo ad arrivare a 12mila magistrati sicuramente l’obiettivo sarebbe raggiunto. 

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