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Sabino Cassese: «Concorsi veloci non siano frettolosi»

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La riforma Brunetta dei concorsi pubblici porterà a selezioni «più veloci» ma si deve evitare che «velocità diventi frettolosità» e che «si creino graduatorie di abilitati» che blocchino di fatto l’accesso ai giovani nella Pa. E per farlo l’amministrazione pubblica dovrà assicurarsi «che i concorsi non vengano banditi per i cosiddetti vuoti di organico, ma piuttosto per quelle funzioni che sono scoperte». La ricetta di Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale e tra i massimi esperti di Pubblica amministrazione in Italia, parte da un’Italia in cui «la situazione attuale è dominata dalle sanatorie, dai concorsi riservati, dalle forme miste, dallo scorrimento delle graduatorie» e in cui invece è necessario, per esempio, introdurre la valutazione della performance dei dirigenti della Pa «che finora non c’è mai stata» e «prendere esempio da quello che fu fatto parecchi decenni fa per l’erogazione delle pensioni» per risolvere il problema dei ritardi nell’erogazione del Tfs degli statali. 

Professor Cassese, come giudica la riforma Brunetta sui concorsi pubblici? Un’occasione per rinnovare la Pa?

L’articolo 10 del decreto legge numero 44, approvato dal Senato, e ora in sede di conversione alla Camera dei deputati, mira sostanzialmente a rendere più veloce la procedura concorsuale. É ora importante che velocità non diventi frettolosità. Essenziale è quello che dispone, ripetendolo più volte, il decreto legge, e cioè che si debba procedere in forme comparative, cioè tenendo vivo il concetto di concorrenza che è implicito nell’idea di concorso. D’altra parte, il decreto legge opera all’interno del decreto del presidente della Repubblica numero 487 del 1994, che regola l’intera materia dei concorsi. Bisogna evitare che si creino graduatorie di abilitati, senza numero chiuso, che poi vengono sistemati in ruolo con procedure di stabilizzazione. Se si continua così, si occupano i posti disponibili e non ci sarà posto per i più giovani che si affacciano sul mercato del lavoro e che costituiscono la categoria meno protetta. Fondamentali sono le responsabilità dei sindacati, che proteggono i precari e non si rendono conto di quelli che sono rimasti fuori dalla porta o che rimarranno fuori dalla porta. Approvato il decreto legge, l’amministrazione dovrà ora preoccuparsi degli aspetti gestionali, assicurandosi che i concorsi non vengono banditi per i cosiddetti vuoti di organico, ma piuttosto per quelle funzioni che sono scoperte. Questo vuol dire non prendere come punto di riferimento gli organici, spesso obsoleti o gonfiati, ma le funzioni da svolgere e i carichi di lavoro nell’amministrazione

Lei ha ricordato di recente come sia necessario, in una democrazia, l’accesso nella Pa tramite concorso. Nel Recovery plan vengono però previste tre vie alternative per il reclutamento di personale pubblico. Cosa ne pensa?

Il Piano di ripresa prevede reclutamenti differenziati a seconda dei profili, una piattaforma unica, reclutamenti ordinari, reclutamenti per gli «alti profili», reclutamenti per il personale a tempo determinato, reclutamenti di esperti nel settore di digitale. É un disegno complessivamente ragionevole, che tiene conto della diversità dei compiti e, in particolare, introduce per gli «alti profili» un sistema simile al «fast stream» esistente in molti paesi. Qualunque sia il tipo di reclutamento, occorre che rispetti tre principi essenziali: apertura a tutti coloro che posseggono i requisiti, esame comparativo basato sul merito, imparzialità della commissione di concorso. Solo così si può assicurare equità e giustizia. Solo così si fanno entrare i candidati migliori nell’amministrazione. I sindacati, purtroppo, non lo vogliono capire e chiamano «schematismo» il rispetto della Costituzione. Inoltre, si confonde spesso abilitazione con concorso. L’abilitazione è una idoneità riconosciuta in generale, senza numero chiuso, indipendentemente dalla disponibilità dei posti. Il concorso è una procedura selettiva alla quale si sottopongono i concorrenti, in competizione tra di loro, per un numero limitato di posti. La situazione attuale è dominata dalle sanatorie, dai concorsi riservati, dalle forme miste, dallo scorrimento delle graduatorie. A coloro che osservano che lo svolgimento di un’attività alle dipendenze della pubblica amministrazione, anche se a tempo determinato, consente di acquisire un’esperienza che va valutata, rispondo che a questo scopo basta semplicemente prevedere, nel bando di concorso, un apposito riconoscimento (punteggio) per l’attività svolta a titolo precario, in modo da valorizzare l’esperienza acquisita.

Il Pnrr prova poi a ridisegnare le carriere nel pubblico impiego, introducendo anche l’area quadri. 

E’ una differenziazione utile, purché sia funzionale ai compiti da svolgere.

Altro cardine della riforma annunciata nel Pnrr è la riforma della valutazione delle performance dei dirigenti della Pa. Un modo per rendere più moderna ed efficace la Pubblica amministrazione o ci sono dei dettagli migliorabili?

Non si tratta di dettagli. La valutazione della performance dei dirigenti della pubblica amministrazione va introdottanell’amministrazione statale, regionale e locale. Purtroppo, una vera e propria valutazione non c’è mai stata perché i giudizi sono normalmente uniformi, appiattiti al livello più alto, non tengono conto delle diversità di qualità, esperienza, impegno, dedizione al lavoro.

Infine, tema Tfs degli statali. E’ ancora giustificabile che i lavoratori del pubblico impiego che vanno in pensione debbano aspettare anni (talvolta addirittura cinque) per ottenere il proprio trattamento di fine servizio? Come intervenire?

L’intervento da fare è molto semplice. Bisogna prendere esempio da quello che fu fatto parecchi decenni fa per l’erogazione delle pensioni. Questa avveniva con grande ritardo, spesso a favore di dipendenti che nel frattempo erano morti. Si fece un attento esame delle procedure, furono identificati i «colli di bottiglia», messi a punto i cambiamenti. Da allora in poi, l’erogazione della pensione avviene, di regola, sollecitamente. La stessa metodologia va seguita per il Tfs.

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