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I limiti della scrematura per titoli secondo Giuseppe Cotruvo

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Il nuovo sistema dei concorsi pubblici, parte fondamentale della nuova riforma della Pa targata Renato Brunetta e asse del Recovery plan italiano, “ha forti criticità”, tenta di “proiettarci nel futuro con un triplo salto carpiato nel passato” e si rischia che “tra 2-3 anni bisognerà rimettere mano alla materia per ripensare interamente il sistema”. Parola di Giuseppe Cotruvo, uno dei massimi esperti in Italia di concorsi pubblici e formazione, fondatore del “Metodo Cotruvo”, ormai da anni uno dei punti di riferimento nazionali nell’ambito della didattica concorsuale.

Dottor Cotruvo, il ministro Brunetta sostiene che la riforma della Pa prevista dal Recovery plan favorirà l’ingresso nella Pubblica amministrazione di giovani qualificati. E’ così?

Le faccio un esempio: molti dei miei corsisti hanno superato il concorso bandito dall’Inps nel 2018 per consulenti della protezione sociale, un profilo non proprio “generalista”, che prevedeva anche una valutazione dei titoli. Il concorso è stato superato sia da candidati venticinquenni, sia da candidati cinquantenni. Se ci fosse stata una preselezione per titoli, i candidati con zero punti nei titoli, quasi sempre i più giovani (che per ovvie ragioni non possono vantare punteggi elevati nei titoli) sarebbero stati esclusi a prescindere e non avrebbero potuto dimostrare sul campo il loro valore.

La conclusione mi sembra chiara.

Una “scrematura per titoli” non assicura l’assunzione dei profili migliori, anche perché i titoli rappresentano una fotografia istantanea della preparazione di un candidato. E non garantisce l’assunzione dei profili più giovani, anzi la ostacola. Pensi a quanto accaduto con la selezione dei “cancellieri esperti”: i candidati arrivati al colloquio hanno un’età media prossima ai 50 anni. E penso che situazioni da attenzionare si paleseranno anche nel concorso per 2.800 esperti tecnici di cui tanto ha parlato il ministro nelle ultime settimane. 

Si parla di modifiche in Parlamento. 

Il ministro ha assicurato recentemente in audizione al Senato che la “scrematura per titoli” sarà utilizzata solamente nelle selezioni dei profili specialistici. Ma chi definisce quali siano i profili specialistici? Non si rischia di lasciare troppa discrezionalità all’amministrazione?

Brunetta ha dichiarato che la riforma inserita nel decreto Covid “porta i concorsi dall’800 alla modernità”. Il sistema aveva bisogno di essere rinnovato? 

Guardi, ritengo che il sistema selettivo applicato in Italia funzionasse. Nelle occasioni in cui la normativa è stata applicata alla lettera da persone competenti, le selezioni sono state svolte celermente. Il Comune di Genova, ad esempio, durante una pandemia, con sistemi “ottocenteschi”, con migliaia di candidati, con più prove svolte, ha concluso un concorso in meno di 80 giorni, meglio di quanto forse si farà con la selezione dei 2.800 tecnici per il sud, per la quale il ministro Brunetta ha preventivato che possano bastare 100 giorni di tempo. 

Con le nuove regole si avvantaggeranno le migliori eccellenze italiane o si rischierà di fare discriminazioni? 

Nei concorsi in cui ci sarà una preselezione per titoli è evidente che molti saranno tagliati fuori. Un esempio: il concorso per l’assunzione di 2 assistenti amministrativi al Comune di Miggiano (Lecce), che prevede una preselezione per titoli nel caso vengano presentate oltre 40 richieste di partecipazione. Laureati con un master, anche se avessero voti di maturità e laurea bassissimi, batterebbero comunque un brillante neodiplomato con 100 alla maturità. E i laureati con master potrebbero essere esclusi dalla procedura da un diplomato non brillante, che però abbia potuto accedere ad un contratto di un paio d’anni nella P.a. Questo è, nel concreto, quello a cui stiamo andando incontro. 

Il Pnrr italiano parla inoltre di modalità alternative per le assunzioni. In futuro nella Pa si entrerà ancora per concorso?

Sì, al momento non è in discussione lo svolgimento dei concorsi. E modalità alternative al concorso ritengo siano difficilmente applicabili nella pubblica amministrazione, salvo che non le si voglia sperimentare in alcuni casi molto ben circoscrivibili, ad esempio l’assunzione di alcuni profili di eccellenza. 

Ma la riforma ha dei punti forti?

Al momento, sulla base delle informazioni di cui dispongo, la riforma ha forti criticità e il mio giudizio è negativo, salvo che su un punto: la centralizzazione ventilata delle procedure selettive perché, se effettuata in modo oculato, potrà permettere una standardizzazione delle procedure, aiutando a implementare la professionalità nella gestione degli iter concorsuali.

2 Comments

  1. Condivido le perplessità e criticità di Cotruvo rappresentate. Tuttavia, ritengo che idee/scelte del Ministro Brunetta vadano migliorate. Come? Immagini che Cotruvo o chi per lui, possa inviare proposte migliorative direttamente al Ministro o per il tramite di Confsal. Oggi, per baypassare le procedure concorsuali , bisognerebbe effettuare colloqui con i diretti interessati richiedenti lavoro . Insisterei sui colloqui con personale qualificate: esperti in organizzazione etc. Bisogna sfatare il mito che i titoli posseduti bastino da soli a definire chi sia bravo rispetto al giovane che senza titoli, risulta essere persona altamente qualificata e competente

  2. Quando si tratta di sminuire il valore dell’esperienza, non sono MAI d’accordo. E’ il modo peggiore per affossare il paese gettando nella spazzatura quanto appreso negli anni e ripartire da zero con molta probabilità di commettere gli stessi errori.

    Basta guardare il parlamento di incompetenti per rendersi conto come la data di nascita più recente non sia sempre un fattore positivo. Certamente lo è quando ci sono da fare dei lavori basati sul fisico, ma difficilmente chi esce dall’università ha le competenze per essere adatto a qualsiasi incarico. Forse in alcuni casi è possibile ma ciò non può essere una regola.

    Certamente ci sono persone nella PA che non sono state in grado di stare al passo con i tempi ed aver digerito bene la digitalizzazione, ma sono per lo meno altrettante quelle che ottengono titoli di studio immeritati o al CEPU….. I nuovi programmi scolastici e universitari non aiutano certo i giovani a scavalcare le conoscenze decennali acquisite da chi ha lavorato in un settore. Basta fare una chiacchierata con i giovani di oggi per capire quanto la loro cultura generale sia ristretta e quella specifica non abbia i fondamenti.

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