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Inflazione ai massimi dal 2023: sotto osservazione le retribuzioni degli statali

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Il tasso di inflazione registrato ad agosto (3,3%) è il dato più alto da quasi tre anni. Ora la domanda è: gli aumenti previsti dai nuovi contratti collettivi di lavoro del pubblico impiego basteranno a proteggere il potere di acquisto dei lavoratori dal caro prezzi? La buona notizia è che nei Ccnl appena rinnovati è presente una sorta di clausola di salvaguardia che si attiva quando si verifica un picco inflattivo. L’articolo 45 del Ccnl del comparto Funzioni centrali, dedicato al monitoraggio delle dinamiche retributive, prevede per esempio che «nel mese di luglio 2027 l’Aran e le organizzazioni sindacali firmatarie si incontrino per effettuare una verifica congiunta degli andamenti delle retribuzioni contrattuali e delle retribuzioni di fatto del personale del comparto, basata su dati Istat e Rgs, in relazione all’inflazione nel periodo di vigenza del contratto». 

I DATI

L’inflazione acquisita per il 2026 (cioè quella che si avrebbe nell’anno ipotizzando che l’indice stesso rimanga al medesimo livello dell’ultimo dato mensile disponibile nella restante parte dell’anno) è pari a +2,9% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo. Su base mensile, invece, la variazione dell’indice generale riflette soprattutto l’aumento dei prezzi degli energetici regolamentati (+3,2%) e non regolamentati (+2,8%), dei servizi relativi ai trasporti (+1,4%), degli alimentari lavorati (+0,4%) e dei beni durevoli (+0,3%). Il cosiddetto carrello della spesa rimane stabile a +1%. Ad agosto l’inflazione è aumentata anche nell’Eurozona. È quanto emerge dai dati preliminari dell’Eurostat. Nel dettaglio, l’inflazione annua dovrebbe attestarsi al 3,3%, rispetto al 2,9% di luglio.

IL RAPPORTO 

Nel decennio 2015-2025, secondo l’ultimo rapporto dell’Aran sugli stipendi dei dipendenti pubblici, la crescita cumulata delle retribuzioni contrattuali del settore privato è stata del 16,2%, quella della Pa non dirigente del 14,9%. Tra i comparti Aran la crescita cumulata varia dal +17,7% delle Funzioni centrali al +13,4% di Funzioni locali e Istruzione e Ricerca, con la Sanità a metà strada (+15,7%). Nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono cresciute invece del 3,1% per l’intera economia, identico risultato al 2024. Il settore privato ha segnato un +3,2%, trainato dall’agricoltura (+5%), dall’industria (+3,4%) e dai servizi privati (+3%). Per la Pubblica amministrazione (personale non dirigente) la crescita si è attestata al 2,7%. Il rapporto dedica poi un’analisi approfondita alla dinamica retributiva di fatto del comparto Funzioni centrali nel periodo 2021-2023, basata sui dati del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato. La crescita rilevata è stata del 13%, quasi il doppio di quanto stimabile a priori sulla base dei soli rinnovi contrattuali e degli adeguamenti noti. Determinanti i premi di risultato, ma anche l’indennità di vacanza contrattuale standard e potenziata ha fatto la differenza.

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