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Il Tfs degli statali? Un affare d’oro per le banche

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Se fossimo a bordo di un’auto in movimento allora questo sarebbe il momento in cui sul cruscotto dei comandi vedremmo accendersi una spia rossa di allarme. In questo caso l’auto in avaria rappresenta la liquidazione del Tfs/Tfr agli statali e la spia rossa indica l’aumento degli extra costi che pesano sul riscatto anticipato della buonuscita. Riscatto che oggi può avvenire solo attraverso il canale bancario, in cambio del versamento di un obolo il cui valore dipende da un indice che a molti dirà poco o niente, ma che i lavoratori della Pa hanno imparato a conoscere molto bene negli ultimi anni, ovvero il rendistato. Il rendistato determina la misura degli interessi che le banche oggi applicano sugli anticipi del Tfs/Tfr ai dipendenti pubblici: il tasso di interesse richiesto dagli istituti di credito viene stabilito sommando il rendistato a uno spread che è sempre pari allo 0,5%. Oggi le banche che concedono questi prestiti si contano sulle dita delle mani e lo fanno tutte a caro prezzo. Non è andata però sempre così.

L’impatto delle guerre

L’Inps impiega anche più di 5 anni per versare il Tfs/Tfr agli statali. Sono le “meraviglie” del pagamento differito e rateizzato della liquidazione in ambito pubblico. Un meccanismo introdotto per salvare i conti pubblici quando l’Italia giocava ancora i Mondiali di calcio (erano quelli in Sudafrica), più volte bocciato dalla Consulta, e che per giunta potrebbe essere definitivamente dichiarato incostituzionale a gennaio del prossimo anno proprio dai giudici della Corte Costituzionale. Così, sette anni fa, è stata introdotta la possibilità di rivolgersi alle banche per ottenere subito i soldi della buonuscita a un tasso agevolato. E all’epoca il tasso di interesse applicato su questi finanziamenti era effettivamente agevolato, in virtù di un rendistato prossimo allo zero. L’indice, che nella sostanza fotografa l’andamento di un paniere di titoli di stato, è sensibile tuttavia alle tensioni dei mercati e, soprattutto, alle guerre. Gli statali lo hanno imparato nel corso del tempo. A febbraio del 2022, all’alba della guerra in Ucraina, il rendistato generale era pari a 1,17 punti. Dieci mesi più tardi aveva sfondato la soglia dei 3,5 punti. Ora la storia si ripete.

L’aggravio di spesa

L’ultimo bollettino di Bankitalia ha visto il rendistato generale schizzare a maggio al livello più alto (3,437 punti) da luglio 2024. Anche rispetto ai valori di un anno fa, periodo in cui l’indice si avviava verso una fase discendente, complice l’allentamento delle tensioni globali, il salto risulta significativo. Ad aprile 2025 il rendistato generale si attestava a 3,072 punti. E a febbraio di quest’anno, quando il conflitto in Medio Oriente non era ancora esploso, l’indice si posizionava addirittura sotto la soglia dei 3 punti. Insomma, il rendistato generale è cresciuto di mezzo punto nel giro di appena due mesi. Per i dipendenti pubblici che chiedono l’anticipo del Tfs in banca questa crescita si traduce in un aggravio di spesa per gli interessi di circa 300 euro.

I giudici

Come detto, la Consulta ha richiamato più volte il legislatore alla necessità di intervenire per eliminare il pagamento differito e rateizzato della liquidazione nel pubblico. Lo ha fatto anche quest’anno con l’ordinanza n°25 del 5 marzo, ma stavolta i giudici non si sono limitati a un semplice appello alla buona volontà dei politici: hanno fissato un vero e proprio ultimatum, al 14 gennaio 2027, giorno in cui, in assenza di una soluzione, si terrà una nuova udienza che potrebbe essere anche l’ultima, quella in cui le norme anticostituzionali potrebbero essere cassate una volta per tutte, con quel che ne conseguirebbe, ossia il pagamento immediato di tutti gli arretrati, che assommano ormai ad alcuni miliardi di euro.

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