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Antonio Naddeo: «Trattativa veloce, aumenti a novembre»

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«La trattativa per il precedente rinnovo ha richiesto tre anni, ma questa volta saremo molto più rapidi, aspettatevi un negoziato fast track. Gli aumenti nelle buste paga dei dipendenti pubblici si materializzeranno prima della fine dell’anno, forse già a novembre». Parola di Antonio Naddeo, presidente dell’Aran, oggi alle prese con la trattativa per il rinnovo del contratto delle Funzioni centrali, decollata nei giorni scorsi. 

Cosa la rende così ottimista?

In realtà quella in corso è una trattativa più complessa delle precedenti, dal momento che non è circoscritta agli aumenti retributivi, ma riguarda anche l’ordinamento professionale e la disciplina dello smart working. Giovedì scorso ha preso il largo il negoziato per il contratto dei dipendenti di ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici, dunque la scadenza indicata dal Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale, firmato a Palazzo Chigi a marzo, è stata rispettata e questo è già un buon segno. 

IL PRESIDENTE DELL’ARAN ANTONIO NADDEO

Contate di chiudere la partita già a luglio?

Questo è il nostro auspicio: partire da un aumento medio mensile di 107 euro del resto dovrebbe mettere la trattativa in discesa. Poi, è chiaro, tutto dipende dalla volontà delle due parti al tavolo. Se in estate il negoziato sarà concluso, come speriamo, allora gli aumenti potrebbero manifestarsi già a novembre.

A differenza del passato lavorerete poi su più trattative parallelamente.

Sì, il contratto delle Funzioni centrali sarà negoziato in parallelo con quello degli altri comparti, come la sanità, che conta 600 mila lavoratori impegnati sul fronte della pandemia, a cui non può essere negare una “corsia veloce” dopo tutti i sacrifici che hanno fatto. Per quanto riguarda la sanità manca l’atto di indirizzo delle Regioni, atteso per metà maggio, dopodiché il negoziato potrà essere avviato.

I dirigenti della Pa invece rischiano di ricevere gli aumenti per ultimi, denunciano i sindacati. È così? 

Prima si fanno i contratti del personale non dirigenziale e poi quelli delle aree dirigenziali. Abbiamo sempre fatto cosi, è la prassi. La composizione delle aree dirigenziali a ogni modo verrà definita entro giugno, dopodiché anche in questo caso la trattativa potrà procedere. Se non ci saranno intoppi gli aumenti per i dirigenti quindi arriveranno all’inzio del 2022, comprensivi degli arretrati. Insomma, quello dei dirigenti mi sembra un falso problema.

Tornando alla componente economica, in che misura pesa sull’aumento di 107 euro la stabilizzazione dell’elemento perequativo per i redditi bassi?

Altro falso problema, a mio parere. Il bonus va consolidato in busta paga perché precedentemente era stato introdotto in via temporanea. Con quali effetti? In realtà la stabilizzazione del bonus avrà un impatto, che non esito a definire trascurabile, solo sugli incrementi retributivi dei dipendenti delle categorie con gli stipendi più alti.

Intanto lo smart working pubblico, altro asse attorno a cui ruota la trattativa per il rinnovo del contratto, da questo mese cambia volto: saltata la regola che voleva a casa le metà degli statali smartabili. È la giusta direzione?

Le percentuali se applicate rigidamente al lavoro agile nella Pubblica amministrazione costituiscono un freno. Le amministrazioni pubbliche sono migliaia, ognuna con le sue peculiarità, dunque fissare a priori una quota fissa di smartabili da far lavorare da remoto non tiene conto delle differenze tra gli enti. Questi ultimi non devono ricorrere al lavoro da remoto perché obbligati da una norma, ma perché si tratta di uno strumento organizzativo utile a migliorare le performance, se utilizzato saggiamente, e in grado di ridurre i costi.

Sono cambiati anche i Pola, i piani organizzativi per il lavoro agile, che in precedenza dovevano garantire la possibilità di lavorare da casa almeno al 60 per cento degli statali smartabili. All’Aran in quanti siete oggi ad andare in ufficio?

Nel nostro caso circa il 50 per cento dei dipendenti continuerà a lavorare in smart working. Il che dimostra che ci sono amministrazioni che, anche in assenza di percentuali fisse, continueranno a utilizzare diffusamente il lavoro agile, mentre altre, magari perché meno digitalizzate, avranno meno smartabili per non compromettere la qualità dei servizi resi.

Per quanto riguarda la riforma dell’ordinamento professionale, l’ammontare delle risorse disponibili non è stato definito. È un problema?

Non direi. In questa fase dobbiamo semplicemente dividere il personale per categorie, fasce e mansioni. Poi è chiaro che se la categoria di base verrà eliminata allora andranno riqualificati i dipendenti che rientrano in quella fascia, che avranno diritto a stipendi più alti. Le risorse per farlo arriveranno dalla prossimo legge di Bilancio. Nell’attesa però nulla ci vieta di costruire il modello da seguire, per poi di metterlo a terra quando ci saranno i soldi. 

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