PA Magazine

Il ministro Renato Brunetta contro il lavoro agile: «Un abbaglio»

3 minuti di lettura
iStock

«I lavoratori pubblici in smart working non hanno garantito l’erogazione dei servizi pubblici essenziali». Parola del ministro della Pa Renato Brunetta che in un question time alla Camera ha praticamente demolito lo smart working applicato al settore pubblico. «Si è trattato di lavoro a domicilio con uso di smartphone e computerino di casa», ha aggiunto il ministro. E ancora. Brunetta ha definito lo smart working calato a terra nelle amministrazioni pubbliche per fronteggiate l’emergenza un «lavoro self-service fatto all’italiana».

La bocciatura

Risultato? «Questo tipo di lavoro, costruito dall’oggi al domani, è senza contratto, senza obiettivi, senza tecnologia e, come dimostra il caso della Regione Lazio, senza sicurezza. Pensare di proiettare questo tipo di organizzazione nel futuro mi sembra un abbaglio». In emergenza lo smart working ha coinvolto stabilmente 1,5 milioni di statali. Nelle amministrazioni digitalmente meno avanzate il passaggio al lavoro agile è stato traumatico. Nelle altre, dove lo smart working era una realtà già prima della pandemia, è andata meglio. Così Brunetta: «Il lavoro da remoto ha funzionato laddove era già strutturato in precedenza».

Nuove regole

Il ministro ha cancellato fin da subito le regola che imponeva alle amministrazioni di lasciare a casa il 50 per cento degli statali smartabili. È rimasta in compenso una soglia minima di smart working da rispettare: deve lavorare a domicilio almeno il 15 per cento dei dipendenti pubblici che svolgono attività che possono essere rese da remoto. Ora, come ribadito dal ministro in occasione del question time, il lavoro agile va disciplinato nei contratti. Andrà garantito da un lato il diritto alla disconnessione, definendo la fascia oraria in cui i lavoratori in smart working dovranno essere operativi e quella in cui potranno non rispondere a mail e telefonate di lavoro. Non solo. La sede esterna in cui verrà svolta la prestazione lavorativa dovrà essere autorizzata dall’amministrazione di appartenenza.

Un diritto per pochi

Palazzo Vidoni spinge insomma per tornare il prima possibile al lavoro in presenza. Sempre alla Camera il ministro Brunetta ha ricordato le proteste di cittadini e imprese per i disservizi causati dallo smart working nella Pa. Con gli uffici pubblici di nuovo pieni, sostiene Brunetta, anche la crescita economica si rafforzerà. Lo smart working in compenso dovrebbe rimanere un diritto per genitori con figli con meno di 3 anni, dipendenti portatori di handicap e quelli che assistono persone disabili. In arrivo anche un’indennità per coprire le spese sostenute dai lavoratori agili (per il pranzo, per la bolletta elettrica, per la connessione).

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ultimi articoli da