PA Magazine

Il lavoro c’è, mancano però i lavoratori formati (bene)

3 minuti di lettura

Si chiama “mismatch”. Si può tradurre nel lavoro che c’è, ma che non trova lavoratori formati per
svolgerlo. Ed è un fenomeno più presente di quanto non si possa immaginare. Prendiamo il settore edile.
Sta attraversando una fase di forte espansione spinto dagli incentivi del superbonus al 110%. Le imprese
avrebbero bisogno subito di 10 mila operai esperti. Ma di personale qualificato ce n’è poco. Quasi nessuno
di questi 10 mila operai si riesce a trovare.

LEGGI ANCHE: 3 MILIONI DI POSTI NEI PROSSIMI 5 ANNI

Come detto, il lavoro c’è, i lavoratori non ci sono. E questo non vale solo per il settore edile. Vale anche
nel comparto meccanico, dove non si riescono a trovare 26 mila figure professionali formate, o anche nei
servizi di vendita e benessere. Insomma, sono oltre 73mila i posti di lavoro non ricoperti, e molti di questi
per mancanza di lavoratori in possesso di qualifica o diploma professionale (IeFP). Il dato emerge dal
confronto tra l’ultimo rapporto di Inapp sul sistema IeFP (Istruzione e formazione professionale) e quello
di Unioncamere sui fabbisogni professionali.


La pandemia è stata una frustata per il mercato del lavoro, consegnando a questo primo maggio, un vero e
proprio paradosso: ci sono più disoccupati, quasi un milione, ma anche più posti vacanti. Il processo di
incontro tra domanda e offerta di lavoro funziona male. Anche per la mancata corrispondenza tra i
requisiti richiesti dalle aziende e le qualifiche offerte dai lavoratori.


Il testo redatto da Inapp mette a confronto gli ultimi dati disponibili sul numero di qualificati e diplomati
nei percorsi di istruzione e formazione professionale e le stime sulla domanda di lavoro contenute nel
rapporto Excelsior 2021-2025. Si evidenzia, di fatto, un significativo disallineamento. Un’offerta
formativa complessiva (circa 80.000 unità) è in grado di soddisfare solo il 52% della domanda potenziale,
con situazioni ancora più critiche per gli indirizzi della meccanica, della logistica e dell’edilizia.


Con alcune conseguenze. “Il blocco dei licenziamenti insieme al ricorso massiccio degli ammortizzatori
sociali hanno causato una sorta di effetto ottico: il congelamento di una disoccupazione che
inevitabilmente scoppierà accanto alla penuria di figure professionali sempre più ricercati dalle aziende –
ha spiegato il professor Sebastiano Fadda, presidente dell’INAPP – Per effetto della pandemia molte
imprese si sono trasformate, puntando sul digitale e sul commercio elettronico, un cambiamento che però
non c’è nell’offerta di lavoro, mentre le professionalità più ricercate sono proprio nell’ICT”.


Come uscirne? “Il matching tra domanda e offerta di lavoro”, prosegue Fadda, “richiede un radicale
miglioramento dell’istruzione e della formazione tecnica professionale, come ha ricordato anche il
presidente Draghi durante il suo insediamento. Ma per migliorare l’occupazione serve anche un aumento
del tasso di partecipazione al lavoro delle donne, dei giovani e un profondo reskilling per i lavoratori in
età adulta. Il “sistema duale” è uno strumento molto utile per ridurre significativamente il
disallineamento”.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ultimi articoli da