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Il governo frena sul progetto 3I Spa: dubbi sulla nuova software house

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Il governo Meloni si è preso una pausa di riflessione sul progetto 3I Spa che secondo alcuni rischia di tradursi in una sorta di privatizzazione dell’informatica pubblica. Risultato: per adesso la costituzione della società 3I, con la partecipazione di Inps, Inail e Istat, è stata congelata. Una decisione definitiva andrà presa entro la fine dell’anno. L’operazione non piace nemmeno ai sindacati. All’Inail, per esempio, le organizzazioni sindacali hanno promosso assemblee unitarie che hanno toccato tutto il territorio nazionale per fare chiarezza su quello che potrebbe essere il futuro dell’ente in seguito alla nascita di 3I. «Sono mesi che chiediamo ai vertici dell’istituto di fare luce sull’impatto che una simile operazione avrà su tutto il sistema organizzativo e soprattutto sull’erogazione dei servizi ai cittadini», insistono Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Pa, Confsal Unsa, Dirstat Fialp Unsa e Anmi. E ancora. «I lavoratori dell’Inail, che nonostante le difficoltà legate a una insostenibile carenza di personale continuano a garantire i servizi alla loro particolare utenza, meritano risposte chiare e subito».

Le perplessità

La nuova newco pubblica non convincerebbe il premier Giorgia Meloni per diversi motivi. Il presidente del Consiglio sarebbe più propenso a rafforzare il ruolo di Sogei. Le perplessità di Palazzo Chigi riguardano anche la governance della società che dovrebbe occuparsi in futuro dello sviluppo di software per la Pa. Roberto Lancellotti, consigliere di amministrazione di Inps, sarebbe dovuto diventare il presidente della società in house, ma in questo modo si verrebbe a creare un buco nel board dell’istituto di previdenza. 

I pericoli

L’Inps è stato il principale promotore di 3I Spa. Secondo Pasquale Tridico con la nascita della prima software house pubblica a servizio del welfare, l’Inps riuscirebbe a diventare autosufficiente al 50% per la necessità di sviluppo di software. I sindacati però si chiedono a cosa serve il trasferimento di personale informatico da Inps, Inail e Istat a una nuova società, pubblica ma per azioni, se queste competenze possono lavorare nei rispettivi istituti. Non solo. Per i rappresentanti dei lavoratori con la nuova software house quotata in Borsa sarebbero a rischio i dati degli italiani.

Il decreto

La nascita di 3I è prevista dal decreto Pnrr 2. Il suo scopo? Occuparsi di sviluppare software destinati alla transizione digitale della Pa. In pratica Inail, Inps e Istat sono chiamate a istituire una società a capitale interamente pubblico, finalizzata allo sviluppo, manutenzione e gestione di soluzioni software e di servizi informatici a favore delle pubbliche amministrazioni centrali. «Al fine di favorire maggiore efficienza e celerità d’azione nella realizzazione degli obiettivi di transizione digitale fissati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà costituita una società ad hoc», recita il decreto. Che come detto fissa al 31 dicembre il termine ultimo per far decollare il progetto.

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