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Il governo accelera sulle nuove pensioni. Più risorse per giovani e donne

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Si parte con i giovani e le donne. Governo e sindacati faccia a faccia in settimana per cominciare a discutere della riforma del sistema previdenziale. Dopo lo stop a Quota 100, Palazzo Chigi ha individuato una soluzione tampone (Quota 102) per evitare uno scalone scivoloso per centinaia di migliaia di lavoratori. Ma il nuovo meccanismo è transitorio (vale solo per il 2022) e occorre trovare uno sbocco definitivo sul tema delle uscite anticipate dal lavoro.

Le richieste

I sindacati confederali arrivano al tavolo con un progetto condiviso. Alla base, la richiesta di poter uscire da 62 anni o con 41 anni di contributi senza vincoli di età e senza toccare chi è nel sistema misto per portarlo nel contributivo pieno. Poi: i rappresentati dei lavoratori chiedono di riconoscere il lavoro di cura e delle donne, di costruire una pensione di garanzia per i giovani e per quanti hanno lavori discontinui e precari, di rendere strutturale l’Ape social e allargarla ulteriormente ad altri lavori gravosi.

Giovani

Il primo dei tre tavoli tecnici convocato al ministero del Lavoro partirà da uno dei nodi maggiori sul tappeto: quello relativo ai giovani che entrando in un mercato del lavoro spesso precario e discontinuo non potranno usufruire di un tesoretto di contribuzione adeguata a garantirsi una pensione dignitosa. Il tema è da anni allo studio: la stessa proposta che Cgil, Cisl e Uil si apprestano a discutere, quella di una pensione di garanzia per i giovani, è stata già messa sul tavolo più volte con altri governi senza mai riuscire a vedere la partita chiusa. Anche questa volta esiste il rischio che le fibrillazioni politiche, legate alla votazione del presidente della Repubblica, possano impattare sul confronto in atto ma, al momento, il tavolo sulle pensioni è rimasto fuori dai round ‘congelati’ in attesa degli eventi.

Integrazioni

Avanti tutta perciò con il confronto sulla riforma per il quale lo stesso ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha disegnato nei giorni scorsi tempi brevi di gestione. La proposta dei sindacati mirerebbe a introdurre una sorta di correttivo al calcolo del sistema contributivo per evitare gravi effetti sulle prestazioni pensionistiche che derivano dalle distorsioni del mercato del lavoro, definendo per questo una integrazione ad hoc degli assegni a fronte di pensioni insufficienti. L’integrazione, che scatterebbe perciò solo al momento del pensionamento e a beneficio esclusivo di chi si trovi in difficoltà, mira a garantire un assegno complessivo mensile dignitoso.  Le stime sempre circolate in questi anni hanno disegnato spesso un importo molto vicino ai 1000 euro al mese da destinare unicamente a quelli con problemi di inadeguatezza della pensione.

Donne

Riflettori accesi anche sulle donne. L’equiparazione dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia con quelli previsti per gli uomini restano al centro delle attenzioni. Secondo i sindacati le carriere lavorative tra i sessi non sono equiparabili: gender gap e carichi familiari fanno la differenza. Per questo sarebbe necessario prevedere soglie contributive d’accesso alla pensione compatibili con le condizioni delle donne. Di più: per riconoscere il lavoro di cura non retribuito che svolgono in famiglia, i sindacati chiedono il riconoscimento di 12 mesi di anticipo pensionistico per ogni figlio oltre alla valorizzazione, ai fini pensionistici, del lavoro di cura di persone disabili o non-autosufficienti in ambito familiare. Dal tavolo resta fuori, per ora, ogni riferimento al requisito di età o di contribuzione necessario per andare in pensione: il tema, il più caldo del pacchetto pensioni, infatti, quello sulla flessibilità d’uscita, sarà analizzato solo a partire da inizio febbraio.

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