PA Magazine

Il flop di Quota 102, solo settemila uscite nei primi sei mesi dell’anno

5 minuti di lettura
iStock

Il governo espressione dell’esito delle elezioni in programma per il 25 settembre prossimo si troverà tra le mani, oltre a molti altri dossier, anche quello della riforma delle pensioni. E in particolare la questione della flessibilità in uscita, per evitare che il ritorno alla legge Fornero provochi un trauma troppo forte a centinaia di migliaia di italiani. Ma nel frattempo l’ultimo meccanismo transitorio messo sul tavolo dal gabinetto Draghi (quota 102) in attesa di una riforma organica e stabile sta andando piuttosto male. Secondo i calcoli del ministero del Lavoro appena settemila persone hanno scelto di andare a riposo anticipato con 64 anni di età e 38 di contributi.

Fallimento

Considerando che ci si aspettavano 18 mila uscite si può già parlare di risultato negativo. Esattamente come nel caso dell’esperimento triennale di Quota 100, andato in archivio lo scorso anno con una quota di uscite largamente inferiore alle attese. Insomma, appare evidente che i lavoratori maturi non siano proprio così ansiosi di andare in pensione anticipata se di mezzo c’è la prospettiva di vedersi ridurre l’assegno previdenziale. Molto meglio tenere duro e attendere qualche anno  incassando la pensione piena. Questo elemento non potrà non avere una influenza sulle strategie del prossimo esecutivo. 

Soluzioni

Occorre rico­rdare che, sul versa­nte previdenziale, la carne al fuoco è molta. L’attuale gove­rno, sul fronte dei prepensionamenti, accarezzava l’idea della soluz­ione “soft”. Vale a dire la messa a pu­nto un meccanismo che consenta il prepen­sionamento a 63 anni calcolando l’assegno con il metodo cont­ributivo integrale. Per chi aderisce ci sarebbe un taglio me­dio del 3 per cento annuo per 4 anni. E poi, allo scoccare dei 67 anni di età, ci sarebbe il ritorno alla pensione piena. È “l’ipotesi Tridi­co”. E cioè una soluzione in due te­mpi utile a superare, in maniera morbida, lo scoglio del rit­orno alle legge Forn­ero, che rischia di incagliare migliaia di lavoratori creando una disparità risp­etto a chi, negli ul­timi tre anni è rius­cito a raggiungere il prepensionamento. Dopo la fine dell’es­perimento triennale di quota 100 (che ha avuto un bilancio di uscite largamente inferiore alle attes­e), il governo Draghi ha messo in campo una soluzione transi­toria (quota 102) ma come ricordato si tratta di un’ope­razione valida solo per quest’anno e dun­que ora bisogna esco­gitare una via d’usc­ita definitiva. La proposta più economica in tema di flessib­ilità in uscita, come detto, è quella av­anzata dal presidente dell’Inps, Tridico.

Il rapporto

A comparare le pro­poste, da tempo al centro del tavolo di confronto tra governo e parti sociali, con cui archiviare la legge Fornero e sos­tituire Quota 102 in­serita temporaneamen­te dal governo per sostituire Quota 100, è il XXI Rapporto Inps. L’eventualità, infatti, di erogare la pensione in due tempi, a 63 anni la quota accumulata con il sistema contribut­ivo, e a 67 anni l’i­ntero ammontare matu­rato a condizione che si sia raggiunta una pensione pari a 1,2 volte l’assegno sociale, costerebbe infatti 2,5 miliardi l’anno fino al 2030. Vale a dire circa la metà di quanto pes­erebbe sulla casse dello Stato (4,8 mili­ardi di euro) la pro­posta di uscire con 64 anni di età e 35 di contribuzione ma con penalizzazione per ogni anno di dist­anza dalla metà, e a condizione di aver maturato una pensione di almeno 2,2 volte l’assegno sociale. Lontano dall’insidi­are il podio anche l’opzione che prevede l’uscita dal lavoro a 64anni e 35 di co­ntributi ma con rica­lcolo contributivo e con almeno 2,2 volte l’assegno sociale: il suo costo è stim­ato intorno a 3,3 mi­liardi di euro. In questo quadro, per i sindacati la formula corretta è sempre la stessa da diversi mesi: i lavora contori devono poter scegliere di andare in pensi­one a 62 anni di età e 20 di contributi o a 41 anni di contr­ibuzione senza palet­ti sull’età anagrafi­ca.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Ultimi articoli da